Il Tirreno

Grosseto

Il sindaco Bonifazi ribadisce il no all’ipotesi Marraccini: l’area non è destinata a questo scopo

I musulmani si dividono tra due saloni

<b>PRESIDENTE</b> Mohamed Rhallab
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PRESIDENTE Mohamed Rhallab

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 GROSSETO. Dove sorgerà la moschea grossetana? L'argomento ha riempito le cronache per mesi e, oggi, spacca in due la comunità islamica, divisa tra chi è a favore e chi è contro il presidente Rhallab.  Questi è un fermo sostenitore del "trasloco" della moschea all'ex cinema Marraccini, ma parte della comunità non ci sta e per questo, domenica 3 ottobre, eleggerà il nuovo presidente del Centro culturale. Intanto, nella popolosa comunità musulmana della provincia gli albanesi hanno trovato un locale in affitto in via Genova. Il resto - magrebini, turchi, asiatici, senegalesi - si ritrova in via Irlanda 11, dopo aver peregrinato da via Unione Sovietica all'ex Garibaldi di viale Mameli e, da qui, alla Fondazione Il Sole di viale Uranio. Un trasloco dopo l'altro che Rhallab voleva concludere al Marraccini e che, al contrario, i candidati presidenti vedrebbero bene in un capannone in periferia o in una sede costruita ex novo. I soldi, in ogni caso, arriveranno da privati. «Al Marraccini - puntualizza però il sindaco - non può sorgere un luogo di culto, che sia moschea o altro, perché l'area non è destinata a questo scopo. Se sceglieranno di costruire, inoltre, non sarà una moschea come a Roma e Milano, per cui serve un decreto del presidente della Repubblica, ma sarà un centro islamico calibrato sulle esigenze del territorio». Mentre si aspetta di sapere dove campeggerà la mezzaluna, però, Rhallab non molla la pressa sul Marraccini. (f.f.)

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