Sicurezza
Ma il portavoce ufficiale della comunità precisa che la trattativa dacquisto sta andando avanti
Il poker cala l'asso: no al Marraccini
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CONTESO Il cinema Marraccini e il suo acquisto dividono sia la comunità islamica che la politica Tutti i candidati contro il progetto di una moschea all'ex cinema
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GROSSETO. Quattro candidati, ma un programma unico: no alla moschea all'ex Marraccini. Tra i motivi della destituzione del presidente e del rinnovamento invocato dalla comunità musulmana grossetana c'è la questione che per mesi ha tenuto sotto assedio gli animi in città. La paventata creazione di una moschea nei locali dell'ex cinema di via Mazzini. A febbraio il Pdl annuncia che il presidente Rhallab ha presentato un'offerta di acquisto dell'ex cinema per farci una moschea. La città si spacca. Chi grida allo scandalo per la vicinanza con il duomo, tanto più che poco tempo prima il vescovo aveva pensato all'ex cinema come sede del Museo di Arte Sacra. Chi (Pdl) raccoglie firme contro i musulmani, e chi (Lega Nord) propone un referendum. Il sindaco frena perché il luogo non è destinato al culto. Ma, per prudenza, le associazioni di categoria propongono di costruirci un tempio sì, ma dello shopping. A quel punto, si dice il Comune, tempio per tempio meglio investire in cultura e arriva la proposta di farne un contenitore di eventi. Con quali soldi? Quelli della Banca di Credito Cooperativo che a sua volta vuole comprare. Ma qui, il colpo di scena: c'è una controversia legale sulla legittima proprietà del bene e il Monte dei Paschi impone l'alt. Il Marraccini non si può vendere né ai musulmani né a nessun'altro. Il polverone si abbassa, le grida si quietano. E sulle ceneri della polemica spuntano a poco a poco i musulmani. Che riescono finalmente a dire la loro ed è un fulmine a ciel sereno. L'idea di fare la moschea al Marraccini a loro non è mai piaciuta. «Non vogliamo andare contro l'opinione pubblica - spiegano oggi i candidati - e tantomeno privare i grossetani di un luogo loro caro. E poi, se per comprare e sistemare il Marraccini servono tre milioni di euro, con 200mila ci compriamo un capannone che ha pure i parcheggi. E questo lo pensavamo anche all'inizio dell'anno». Voci di dissenso si erano levate in qualche occasione, ad esempio dalla comunità turca. Gli albanesi, dal canto loro, hanno già allestito una moschea in affitto in via Genova. Oggi, però, la spaccatura nella comunità musulmana è insanabile e dimostra che quella della moschea in via Mazzini è stata una scelta portata avanti non dall'intera base, ma solo dal presidente Rhallab, l'unico, tra l'altro, accreditato come portavoce ufficiale della comunità presso le istituzioni locali. Che oggi conferma la sua scelta: «Le cose al Marraccini stanno andando avanti e faremo sapere tutto quando avremo le carte». (f.f.).
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