Il Tirreno

Grosseto

Ha sottratto milioni di euro ai clienti, la famiglia Giglioli ha scelto la strada penale, l’indagine rischia l’archiviazione

Hanno perso tutto: «Ridateci i soldi»

Federico Lazzotti
Hanno perso tutto: «Ridateci i soldi»

Raggirati dal promotore finanziario morto: ha avuto dei complici, indagate

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MASSA MARITTIMA. La loro assicurazione sulla vecchiaia, circa 200 mila euro messi da parte in una vita, si è volatilizzata un sabato di maggio di due anni fa quando il promotore finanziario a cui avevano affidato futuro e risparmi è morto su un campo di calcetto di Valpiana, a pochi chilometri da Massa Marittima. «Siamo stati vittima di una truffa dove gli autori sono impuniti».

Da quel giorno, per cercare di avere indietro i propri soldi chiedono agli inquirenti di risolvere il mistero del denaro sparito partendo da un dubbio: possibile che Renzo Vannini, 46 anni, abbia agito da solo? Possibile che un sistema di falsificazione così ben congeniato fosse gestito da una sola persona? 

La famiglia Giglioli, marito, moglie e figlia, fanno parte di quel centinaio di risparmiatori raggirati tra il 2000 e il 2008 dal promotore finanziario dell'agenzia Unipol di Massa Marittima. «La truffa - spiegano i legali - ammonta a una cifra complessiva compresa tra i 6 e gli 8 milioni di euro». Una quarantina di questi risparmiatori rimasti al verde, per lo più liberi professionisti e pensionati, si sono affidati all'avvocato Andrea De Cesaris e hanno avviato una causa civile nei confronti della Banca per ottenere il rimborso.

«Risarciremo i clienti che dimostreranno la tracciabilità del denaro sottratto», avevano garantito i vertici del gruppo. Per ora - spiega De Cesaris - solo tre sono stati accontenti. Il resto aspetta.  Roberto Giglioli, ex artigiano, e la sua famiglia, sono stati gli unici a imboccare la strada più tortuosa: quella del procedimento penale. L'ipotesi della famiglia e del loro legale, l'avvocato Elena Pellegrini, è quella di essere stati vittime di una truffa a cui hanno partecipato più persone.

La querela è stata presentanta due anni fa ai carabinieri di Massa Marittima. Il pubblico ministero Fabio Maria Gliozzi, titolare dell'indagine, il 29 dicembre del 2008, a sette mesi dalla denuncia, ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l'archiviazione del procedimento per «la morte dell'indagato» e perché le «complessive emergenze di indagine non consentono fondatamente di ipotizzare un concorso di terzi, penalmente rilevante delle condotte criminose ascrivibili al Vannini». 

Una decisione che ha fatto andare su tutte le furie le vittime. Così ieri mattina nell'aula del tribunale di Grosseto l'avvocato Pellegrini ha presentato sulla scrivania del giudice Pietro Molino l'opposizione alla richiesta di archiviazione. Nelle cinque pagine del documento vengono elencate le zone d'ombra nelle indagini. Sette i punti su cui l'avvocato chiede al giudice di proseguire per fare luce sul mistero.

«I tre raggirati chiedono di essere ascoltati in prima persona e che venga ascoltato l'allora responsabile dell'agenzia». E si chiedono che «tipo di rapporto legasse il Vannini al Gruppo Unipol», ora Ugf Banca spa. Tutti i clienti del promotore, infatti, ricevevano estratti conto con il marchio della Banca. È stata poi la stessa Unipol, il 21 maggio del 2008, tredici giorni dopo il decesso, a spedire a tutti i clienti una comunicazione nella quale annunciavano che «i rapporti con Unipol Banca erano stati affidati alla filiale di Follonica, presso la quale troverete nostro personale che sarà a vostra completa disposizione». 

Ecco perché il legale chiede l'acquisizione del computer del promotore per «verificare se avesse accesso al sistema operativo sia della Banca che dell'assicurazione», visto che le due agenzie - confermano le foto allegate alla querela - avevano uno stesso ingresso. In più ci sono le firme sui prelievi del conto corrente sulle quali il legale della famiglia Giglioli chiede di verificare l'appartenenza.  Infine c'è l'ultimo tarlo di un'indagine che rischia di essere chiusa per sempre. E riguarda una collega del Vannini che ha curato le pratiche della famiglia Giglioli e su cui non sono stati mai fatti accertamenti patrimoniali come invece chiede adesso al giudice il legale dei raggirati.

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