Italia
Il cielo di Petricci ha fatto scoccare la scintilla, poi la passione ha fatto il resto
«Fin da bimba ho amato le stelle»
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VERONICA In una delle sale della Nasa a Cape Canaveral in Florida«Ho fallito per poco una selezione per astronauta, ci riproverò»
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SEMPRONIANO. Veronica Bindi, la ricercatrice del Cern di Ginevra, che adesso si trova a Cape Canaveral e che con un team internazionale di scienziati sta portando a compimento una missione dalle straordinarie prospettive scientifiche, si è innamorata degli astri da bambina. Lo ha fatto contemplando il cielo stellato di Petricci, una minuscola borgata dell'Amiata, immersa nel bosco e isolata dal resto del mondo: «Da Petricci il cielo è così bello - spiega Veronica -. E fin da bambina ho pensato che lassù c'era tanto spazio per evadere e tanti mondi da esplorare. Ho scelto l'astronomia per passione, senza calcoli. Un passo nel vuoto. Non sapevo dove questo studio mi avrebbe portato. Ma poi la laurea a Bologna, il dottorato di ricerca, il Cern di Ginevra e adesso Cape Canaveral dove resterò fino a febbraio, quando Ams sarà trasferito nella Stazione Spaziale». L'esperimento a cui partecipi è di grande rilievo. Quale in sintesi il suo scopo? «Faccio parte di un gruppo di 25-30 persone più una trentina di rappresentanza scientifica, che sta seguendo Ams, uno spettrometro che verrà portato dall'ultimo volo dello Shattle sulla stazione spaziale internazionale, dove per 10 anni esplorerà i confini più remoti dell'universo, per rilevare particelle ad altissima energia mai osservate prima e che solo una macchina perfetta come il cosmo può generare. Si tratta di un esperimento frutto di collaborazione di 16 paesi fra Usa, Asia ed Europa, in cui l'Italia gioca un ruolo da protagonista e che ha come scopo di fornire una prova dell'esistenza dell'antimateria di origine cosmica». Perché sei stata scelta e qual è la tua mansione? «Sono qui perché ho seguito, come ricercatrice, le vicende e il funzionamento del detector assai a lungo e adesso negli Usa ho il compito di misurare il tempo e la velocità delle particelle e cercare di migliorare le prestazioni dell'apparato. Stiamo per ora simulando l'attraversamento delle particelle, in attesa dell'evento vero. Praticamente Ams avverte che è passata la particella e io ne misuro la velocità». Si sa che sarà l'astronauta Roberto Vittori che parteciperà alla missione dello Shuttle che porterà Ams nella stazione spaziale. Ma è vero che anche tu vorresti fare l'astronauta e che tempo fa hai affrontato una selezione per essere presa? «E' vero che fare l'astronauta è un mio sogno fin da bambina. Il fascino del volo. E ho affrontato tempo fa, una selezione. Successe quando ero ad Houston, con una borsa di studio, ospite di un astronauta. Ho superato la prima parte della selezione, ma alla fine non sono stata presa. Forse ci riproverò». Ma in sostanza cosa cercate con questo esperimento? «Le implicazioni filosofiche, religiose, scientifiche sono infinite. Tutti a cercare la "particella di Dio", il mistero dell'origine della vita. E tu? «Si cerca quello che tutti vorrebbero trovare: l'antimateria. Si cerca di verificare in pratica ciò che gli scienziati hanno teorizzato. Riprodurre lo scenario del Big Bang. Invece sarebbe sconvolgente trovare qualcosa a cui nessuno ha mai pensato. Qualcosa che ci scombina tutti i piani. L'inaspettato. Al momento posso solo dire che dentro questa perfezione estrema e meravigliosa dell'universo di cui non conosciamo il segreto, noi uomini siamo solo una parte infinitesimale, in attesa di capire, in attesa di scoprire. E in questo senso c'è posto per scienza, filosofia, religione». Da Petricci a Cape Canveral. Ti senti realizzata? «Non so se posso definirmi realizzata, è un concetto complesso e poliedrico. Posso però affermare che non avrei mai creduto che tutto questo un giorno sarebbe diventato realtà. Sono stata anche molto fortunata. Ho una famiglia impagabile che mi appoggia e crede in me (tanto da vedermi già mezza astronauta), un lavoro che adoro e che mi porta in contatto con persone di tutto il mondo, un ambiente intellettualmente stimolante. Ma l'importante è tenere vivo l'entusiasmo della ricerca e la voglia della scoperta». (f.b.)
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