Il dolore
Una trentina di persone accusate per la discarica di Cannicci
Falso ideologico: prosciolti sindaci e amministratori
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NEL MIRINO La discarica di Cannicci2 MINUTI DI LETTURA
CIVITELLA PAGANICO. Tutti prosciolti, a cominciare dai "pezzi grossi": Paolo Fratini e Loris Petri, rispettivamente sindaco ed ex sindaco di Civitella Paganico, non saranno processati per il reato di falso ideologico. Né dovranno difendersi dalla stessa accusa tutti gli altri indagati (quasi 40 persone in tutto) coinvolti in questo "ramo" dell'intricata vicenda della discarica di Cannicci. Il giudice dell'udienza preliminare, Pietro Molino, ieri mattina ha infatti deciso che il reato non c'è. E ha disposto la chiusura della pratica per gli amministratori (sindaci, assessori, semplici consiglieri), per i funzionari e per i dipendenti comunali di Civitella Paganico che - in massa - erano finiti nell'inchiesta condotta dal pubblico ministero Maria Navarro e sollecitata dall'avvocato Carlo Catenaccio. Una inchiesta - come si diceva - dalle mille articolazioni, ma con un comune denominatore: la discarica di Cannicci, la più grande della provincia. In questo caso specifico agli indagati si contestava un "imbroglio" contabile. In pratica la "Civitella Paganico 2000", società partecipata del Comune alla quale è affidata la gestione della discarica, nel bilancio del 2005 aveva contabilizzato una serie di investimenti compiuti per lavori di miglioria e ampliamento della discarica stessa (di proprietà del Comune) non come crediti vantati dal Comune, ma come rimanenze patrimoniali. Un'operazione avallata dai vertici della società e dagli amministratori civitellini, a scavalco di due giunte: quella di centrodestra guidata da Petri (che fece quel bilancio) e quella di centrosinistra di Fratini, subentrata nel frattempo, che il bilancio lo approvò. Non segnando questi crediti, secondo l'accusa, la società avrebbe "nascosto" di fatto corposi debiti del Comune, il quale - segnandoli nel suo bilancio - avrebbe rischiato di chiudere in rosso. Cosa che, secondo i periti dell'accusa, se in tante città italiane è prassi normale, in Toscana può diventare vergogna politica e costare la bocciatura degli elettori. Per questo - sempre nella ricostruzione accusatoria - gli amministratori vari si sarebbero ingegnati per occultare lo scandalo. Chissà. Di certo c'è che questo meccanismo ipotizzato dal pm non ha trovato credito nel giudice. Anche perché - hanno fatto notare gli avvocati - è difficile immaginare che un sindaco del centrosinistra (Fratini) appena subentrato a uno del centrodestra (Petri), si impegni a nascondere eventuali scorrettezze compiute dal predecessore. Più facile pensare a scelte contabili precise e perdipiù - hanno dimostrato le difese - avallate da vari esperti che, in casi simili, consigliano di segnare quei lavori a quel modo. Per il gip è andata così: niente reato e niente processo.
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