Sicurezza
Il mistero della febbre dell'oro
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FEBBRE DELLORO. Unimmagine simbolo della corsa alloro Per un po' la Maremma fu considerata una potenziale "nuova frontiera". Tanti investimenti, poi tutti spariti
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GROSSETO. Tre anni fa in Maremma sembrava quasi di aver fatto un salto indietro di un secolo. Le colline dell'entroterra maremmano e le valli del senese come Dawson, in Alaska. Farma, Merse e Albegna nuovi Klondike. Due società di ricerca, infatti, la Tuscany Minerals e la canadese Adroyt Resources, avevano ricevuto dalla Regione Toscana il via libera. Ok alle campagne di rilevamenti per accertare la presenza di oro nel sottosuolo di alcuni comuni delle Colline Metallifere, del Senese e della valle del Fiora. Si parlò di "esiti incoraggianti" e si lasciò trapelare la notizia di uno spettacolare sondaggio che indicava un tenore di 0,65 once d'oro per tonnellata, a 22,5 metri di profondità, vicino a Montieri. Ma il popolo dei "cercatori", già pronto a mettersi in moto, rimase deluso nell'apprendere che l'oro non era rintracciabile con il classico setaccio. Già in passato, negli anni '80-'90, la Compagnia Mineraria Italiana aveva mostrato interesse per le Colline Metallifere, poi alla fine era stato deciso di battere altre piste e il monitoraggio (anche attraverso i satelliti) era stato abbandonato prima ancora dell'avvio. Nel 2007 il primo via libera dall'ex Corpo delle Miniere era arrivato contro il parere degli enti locali (Comuni e Provincia), per l'area di Torniella e Monticiano. Poi il discorso si era allargato a Chiusdino (Siena) e, per altri permessi, a Civitella, Montieri, Manciano, Follonica e Campagnatico. Insomma un fronte imponente. «Le attività autorizzate sono minimamente invasive - spiegarono i geologi - si chiamano prospezioni geochimiche e consistono nel raccogliere piccoli campioni (dai 300 ai 500 grammi di rocce) su cui vengono poi eseguite, in laboratori specializzati, analisi chimiche e mineralogiche». I permessi di ricerca vistati a Firenze furono una decina. Alcuni sono stati prorogati. Oggi però non se ne parla più. I canadesi della Adroit per esempio hanno prelevato rocce a Poggio Carpinelle (vicino a Sticciano), un'area di 1.294 ettari. La Tuscany aveva in ballo, oltre agli 826 ettari del permesso «Torniella» (su cui ha ricevuto il sì a gennaio 2008), altri 1.206 ettari nell'area denominata "Roccastrada" e un altro permessino ribattezzato "Monte Alto" di 923 ettari. In totale oltre 4 mila ettari solo a Roccastrada. Altrettanti li aveva chiesti e ottenuti l'Adroit nel resto della provincia. Ma quanto è costato studiare la predisposizione aurifera del suolo di Maremma con queste metodologie? Le spese ammontavano in media a 80mila euro per ogni sito per la Adroyt, 45mila euro a sito l'investimento della Tuscany Minerals per svolgere i campionamenti in aree più ridotte rispetto alla società concorrrente. Con quali risultati. Apparentemente nessuno. I vertici di queste società però erano molto soddisfatti, profondevano entusiasmo e ottimismo... Sono passati tre anni. È calato il silenzio. G.B.
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