La manifestazione
«In strada contro il bullismo»
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CONTROLLI. La polizia in via Garibaldi Legacoop: servono operatori, no alla repressione
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GROSSETO. Operatori di strada contro il bullismo. È la proposta Antonio Terribile, presidnete di Legacoop dopo gli episodi di violenza degli ultimi giorni: «Serve un contrasto culturale con servizi sociali ai fenomeni di bullismo. La cooperazione sociale - spiega - ha maturato l'esperienza degli operatori di strada. I fenomeni preoccupanti di bullismo e violenza giovanile che si sono verificati nella nostra città, richiedono una reazione decisa, sia sotto il profilo culturale che sotto quello delle politiche sociali». Il primo problema, e il più difficile da affrontare, è senza dubbio quello di contrastare i modelli comportamentali dei giovani. «È una sorta di regressione culturale - prosegue - che ha investito in pieno le giovani generazioni, che viene veicolata attraverso i programmi televisivi, i videogiochi, ma anche attraverso l'esaltazione dell'individualismo e del culto della violenza. Su questi temi i primi a porsi problemi dovrebbero essere le famiglie e il mondo della scuola, ma anche le Istituzioni e il mondo dell'impresa, che in molti casi, dietro il paravento di ragionamenti sulla socialità, alimenta il circuito del divertimento all'insegna dell'eccesso e dell'istigazione al consumo di alcool». In questo senso, uno degli interventi già testati in molte realtà metropolitane è la costituzione di «reti di operatori di strada», che funzionino da antenne rispetto alle tendenze delle subculture o dei gruppi giovanili. «Un metodo di lavoro che è bagaglio della cooperazione sociale, e che può essere testato anche nella nostra realtà. Affidarsi solo alle logiche repressive - va avanti Terribile- non può rappresentare la soluzione». Bisogna invece lavorare nel lungo periodo su educazione e prevenzione. «Se non lo faremo alla svelta rischiamo di trovarci anche a Grosseto di fronte a vicende dalle caratteristiche più cruente e drammatiche di quelle verificatesi fino a oggi. E sarebbe un errore imperdonabile».
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