Il Tirreno

Grosseto

«Anche i frati paghino la Tarsu»

Francesca Ferri
<b>CONTENZIOSO.</b> A sinistra la chiesa di San Francesco a Grosseto, a destra il Comune
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CONTENZIOSO. A sinistra la chiesa di San Francesco a Grosseto, a destra il Comune

Il Comune: i luoghi di culto sono esentati, ma non le sale attigue

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 GROSSETO. Mentre a Bruxelles la Commissione Ue riapre il dossier sulle agevolazioni fiscali riservate dallo Stato italiano alla Chiesa cattolica, a Grosseto una querelle dagli stessi toni, seppur in formato mignon, è in atto da tempo tra Comune e Curia. La quale, da cinque anni, porta avanti uno dopo l'altro ricorsi per non pagare la Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.  La vicenda è questa. La Tarsu si paga in base ai metri quadrati del locale che, si presume, produce rifiuti per le attività che ospita. Il tariffario cambia a seconda dell'attività (civile abitazione, negozio o altro) e prevede sconti, ad esempio nel caso di abitazioni con un solo residente, o esenzioni totali. È il caso, questo, degli «edifici - recita il regolamento comunale - destinati e aperti esclusivamente al culto, con esclusione dei locali annessi ad uso abitazione e diversi da quelli destinati esclusivamente alla finalità religiosa». Dunque, chiese, cappelle, sagrestie non pagano la Tarsu, mentre le stanze dove abita il sacerdote e dove si svolgono altre attività dovrebbero pagare. Ed è su questo condizionale che nasce la diatriba.  «Fino al 2006 - spiega l'economo della diocesi Alessandro Baccetti - le parrocchie del Comune di Grosseto hanno sempre pagato per l'abitazione del sacerdote ma non, come prevede il regolamento, per la chiesa e i locali annessi». Da quell'anno, però, il Comune - ferma restando l'esenzione per chiesa e sagrestia - ha cominciato a batter cassa anche per le stanze che non sono né casa, né chiesa, destinate alle attività ludiche o di ricreazione, alle feste e agli incontri. E a quel punto sono partiti i ricorsi della Curia. «Il problema - spiega Baccetti - è di interpretazione della norma, perché il culto può avere un'accezione ampia che include tutte le attività non lucrative e di utilità sociale e perciò non si deve pagare».  Questa è stata finora anche la posizione della Commissione provinciale sui 13 ricorsi pendenti, 6 dei quali definiti nel merito. Di questi, 5 sono a favore della Curia e uno solo a favore del Comune. È il caso dei Frati francescani, riferito agli anni 2007 e 2008. «Ma - spiega Baccetti - siamo sicuri che il giudice regionale a cui ricorreremo ci darà ragione. Del resto, se non dovesse passare l'esenzione per luogo di culto, dovrebbe esserci riconosciuta quella per attività assimilabili a quelle delle Onlus, che godono anch'esse dell'esenzione dalla Tarsu».  Di diverso avviso l'assessorato al bilancio del Comune. «Inammissibile - spiegano al bilancio - che un salone dove si organizzano feste di compleanno, incontri e quant'altro, sia un luogo di culto. Già il Comune tende una mano, includendo nell'esenzione anche i corridoi di accesso e qualche altra area. Per il resto, però, si tratta di spazi che, come quelli di ogni altro cittadino, producono rifiuti e dunque i titolari devono contribuire alle spese per il loro smaltimento».  In Comune si dicono «serenamente consapevoli della differente posizione sull'interpretazione della norma», anche se non si può negare che il nuovo regolamento, approvato nel giugno scorso, è più preciso sulle definizioni e lascia meno spazio a libere interpretazioni. Anche nel caso delle Onlus introduce una novità che deve essere sfuggita alla Curia. Queste associazioni, infatti, non sono più esentate al cento per cento dalla Tarsu, ma godono solo di uno sconto del 50 per cento.  Per questo anche il Comune, e non solo la Curia, si appellerà al giudice regionale seppur per sostenere le ragioni opposte. Del resto, le cifre di cui si parla non sono da trascurare. Per il solo anno 2009, nel caso dei frati francescani il Comune dovrebbe incassare 7.452 euro di Tarsu arretrata. Briciole in confronto agli 8 miliardi di euro che, secondo Bruxelles, la Chiesa dovrebbe restituire allo Stato se le agevolazioni su Ici, Irpef, Ires, Irap e tributi vari dovessero risultare "aiuti di Stato". Ma se si considera che le parrocchie nel comune di Grosseto sono una quindicina e che la tariffa prevista in questo caso è di 3,42 euro al metro quadro, il gruzzoletto sfuggito alle casse comunali sarebbe una vera e propria manna e il pagamento della Tarsu condiviso davvero da tutti i cittadini.

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