Finanza
«È la prova, inceneritore scelta folle»
Barocci ribadisce: in Maremma impianti inutili e sovradimensionati
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GROSSETO. «I dati resi noti ad Alberese fanno finalmente giustizia di tante affermazioni fatte in passato con molta leggerezza e confermano quanto i comitati affermano da sempre: che la differenziata conviene, che non è giusto che i commercianti non la facciano e paghino meno degli altri la tassa sui rifiuti e che la scelta di puntare sugli inceneritori è folle». Si toglie qualche sassolino dalla scarpa Roberto Barocci, del Coordinamento delle associazioni e comitati e ambientalisti della provincia di Grosseto. «I dati ci indicano per prima cosa - spiega Barocci - che la raccolta dei rifiuti urbani porta a porta costa meno per la collettività e produce molti più benefici rispetto alla raccolta tramite i cassonetti. Finalmente, dopo un anno di polemiche, si smentiscono le prime affermazioni fatte in passato dai dirigenti del Coseca che sostenevano che l'esperienza di Barbanella avrebbe comportato un maggior costo per il Comune di Grosseto». Tirata di orecchie, poi, alle associazioni sindacali dei commercianti e degli artigiani, le categorie che fanno meno raccolta differenziata ma che pagano anche meno per la Tarsu rispetto alle civili abitazioni. Ambientalisti e consumatori hanno tutta l'intenzione di chiedere loro, in futuro, un aggravio di costi, nel rispetto della legge. La terza considerazione riguarda la scelta delle amministrazioni di aver puntato sulla costruzione di inceneritori, impianti che si alimentano a rifiuti indifferenziati. Se la quantità dei rifiuti prodotti a Grosseto - spiega Barocci - è in netto e costante calo del 16%, a cosa serviranno questi impianti di smaltimento fortemente impattanti sul territorio? «Si prevedeva dall'Ato una produzione complessiva di rifiuti in provincia di 181mila tonnellate nel 2010, ma probabilmente ne mancheranno 30mila. Al contrario, tutta la programmazione del fabbisogno di impianti in provincia è dimensionata sulla base di un insostenibile trend di crescita annua del 4-5%. Questi errori di valutazione si fondano sull'illusione di una crescita infinita e sono resi anche più gravi dal non funzionamento dell'Osservatorio provinciale rifiuti». F.F.
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