Il dolore
Benefattore tradito si ribella
Alfredo Faetti
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TUTTO FERMO Il cantiere di Casa Maiani a Gavorrano Cantiere bloccato, lui ci fa scrivere sopra «vergogna»
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GAVORRANO. «Ho fatto costruire ospedali in Perù, Nigeria ed Etiopia. Le donazioni sono arrivate dopo, rispetto a Gavorrano, eppure là hanno concluso i lavori prima. In Etiopia, nell'ospedale aperto da qualche mese, sono già nati più di 500 bambini». Si sfoga così Mario Maiani, 85 anni, di Caldana. Maiani, ex veterinario, è un benefattore. E dopo aver dato tanto al Terzo Mondo nel 2004 ha donato al Comune di Gavorrano - il suo paese - soldi e terreno per costruire una casa di riposo per anziani non autosufficienti. Siamo nel 2010 e la casa di riposo - "Casa Maiani" - è ancora ferma al palo, poco più di uno scheletro. Perché a Gavorrano il centrosinistra "di governo e di lotta" litiga a sangue; e tra un vecchio sindaco che non aveva ultimato la pratica e uno nuovo silurato dal Pd prima ancora di poterci provare, al dono di Maiani è rimasto solo il profumo del pacco. Il benefattore, infuriato, giovedì ha provato a dare una scossa. Stanco di «tante chiacchiere», ha fatto stampare due striscioni plastificati (100 x 70) in cui denuncia i ritardi dell'opera, e li ha fatti appendere alll'ingresso del cantiere. «È passato il 2009, sta finendo il 2010, si può ora vedere il risultato raggiunto che io ritengo vergognoso», c'è scritto sui cartelli. L'effetto? Cartelli rimossi all'alba del giorno dopo. Non si sa bene da chi, ma con un obiettivo preciso: evitare il pubblico (e meritato) ludibrio. Il problema è tutto nell'affidamento della gestione, ancora in sospeso. Per il resto la struttura è pronta. «Mancano solo gli arredi», spiega lo stesso Maiani, che sei anni fa donò al Comune un milione e 75mila euro e più di di 2 ettari di terreno perché fosse costruita la residenza. Il progetto definitivo prevedeva una spesa totale di 1.225.000 euro: i soldi in più li mettono Comune (50mila) e Fondazione Mps (100mila), e agli inizi del 2009 la struttura è pronta. Pronta a restare inutilizzata. Eppure negli anni è un fioccare di promesse, i sindaci in carica (Fabbrizi prima e Borghi poi) annunciano imminenti aperture. E invece... E invece ecco i cartelli della vergogna, firmati dal benefattore. Messi e "trafugati". Realizzati giovedì mattina a Grosseto e attaccati il pomeriggio stesso, ieri mattina i due cartelloni, legati col fil di ferro, erano stati tolti dal muratore al lavoro nel cantiere. Perché? Al manovale l'ordine di rimozione - dice lui stesso - è arrivato dal direttore dei lavori, ma chi abbia chiamato quest'ultimo rimane un mistero. Già, perché alla polizia municipale di Gavorrano non sanno niente di questa vicenda: «Non ci è arrivata nessuna segnalazione - spiega la poliziotta al telefono - e dunque ritengo che l'ordine non sia partito dal Comune. Se uno degli uffici segnala un fatto simile, la segnalazione arriva anche a noi». «Forse davano noia a qualcuno - commenta amaro Maiani - ma di certo non al cantiere. Voglio sapere chi ha dato l'ordine di toglierli. Intanto però li farò rimettere».
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