Il Tirreno

Grosseto

Addio ai volontari per i disabili

Francesca Ferri
<b>DISABILI.</b> Alla fondazione Il Sole
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DISABILI. Alla fondazione Il Sole

Fondi tagliati dal Governo, 41 ragazzi restano senza accompagnatori

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 GROSSETO. Federico ha 23 anni, è un rockettaro e si presenta all'appuntamento con la maglietta dei Kiss. Marcella, 46, la "segretaria", arriva tutta pimpante con l'ultimo pettegolezzo fresco fresco da raccontare. Manuele, 14 anni, non smette un attimo di armeggiare con il cellulare e Alessandro, 19, dopo una mattinata passata in classe, ha voglia di fare un giro in centro, fermarsi al bar, più tardi prendere l'aperitivo e magari andare al cinema. Tutti aspettano davanti alla pizzeria Pappagone i loro amici. Amici speciali.  Perché Dario, Luca, Sara, Irene, Michela ed Elisa, che arrivano con grandi sorrisi e tanta voglia di stare insieme, sono volontari del servizio civile che ogni giorno accompagnano in giro in città ragazzi con disabilità fisiche o psichiche. Come Federico, Marcella, Manuele, Alessandro e altri quarantuno grossetani che, da sette anni, partecipano al progetto "Tempo libero, non tempo vuoto", a cura dell'associazione grossetana Genitori Bambini Portatori di Handicap e in collaborazione con la fondazione Il Sole. Sette anni che vedranno il capolinea fra poco più di un mese e mezzo. Poi, più nessun pomeriggio insieme per questi ragazzi.  Lo scorso gennaio la presidenza del consiglio ha infatti approvato la riforma del servizio civile e lo scorso 11 agosto è stata resa nota la graduatoria dei progetti finanziabili. Risultato: tagli draconiani di fondi e posti per i volontari. Che, per la verità, erano già in caduta libera da tempo. In tre anni il numero di volontari è stato ridotto da 52mila a 19.627 e in soli due anni si è passati dai 266 milioni di euro per il 2008 ai 170 milioni del 2010.  Anche "Tempo libero, non tempo vuoto", purtroppo, rimarrà all'asciutto a partire dal prossimo 16 novembre alla scadenza del progetto.  «Per i ragazzi - spiega Lorella Ronconi, paladina grossetana delle lotte per l'affermazione dei diritti dei diversamente abili e operatore locale del progetto - sarà uno choc. Il progetto, infatti, è unico nel suo genere perché propone ai ragazzi diversamente abili qualcosa che esce fuori dal circuito tradizionale delle loro attività. Supera, insomma, l'idea del disabile che va in giro con il pulmino dedicato o che fa pet therapy o riabilitazione insieme ad altri disabili. Qui si immergono i ragazzi nel mondo civile e li si tratta da persone, semplicemente».  Anche per gli aspiranti volontari sarà un'occasione mancata. «E oltre al dispiacere nel veder morire un progetto valido - spiega Ronconi - proviamo tanta rabbia per i motivi di questi tagli». Che non sono certo una crisi di vocazioni. «Per ogni posto a disposizione nel servizio civile - spiega Spartaco Betti, responsabile Arci servizio civile - ci sono almeno cinque candidature. Ma parte dei fondi è stata dirottata verso la cosiddetta mini naja - le tre settimane di orientamento in caserma - che costerà 20 milioni di euro in tre anni, 6 dei quali tolti al servizio civile e alla scuola».  A Grosseto quello dell'associazione grossetana Genitori Bambini Disabili non è l'unico progetto a essere rimasto a secco (si veda l'articolo qui sotto). Ma forse è uno di quelli che più metterà in crisi le famiglie. «Partito nel 2003 con 16 ragazzi - spiega Alessandro Monaci, presidente dell'Aggbph - oggi ne raccoglie il triplo. In sette anni abbiamo seguito 95 ragazzi, ciascuno a rotazione due volte a settimana, per un impegno quotidiano da parte nostra. Oggi l'associazione ha 120 iscritti, cioè 120 famiglie che contano su di noi».  «L'unica speranza - conclude Spartaco Betti - è che in finanziaria passi una mozione presentata da Pd e Idv per riportare il finanziamento ai livelli del 2009». Troppo tardi, in ogni caso, per i ragazzi grossetani. Se anche la mozione passasse, infatti, Federico, Marcella, Manuele, Alessandro e gli altri sono ormai destinati a trascorrere il prossimo inverno a casa.

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