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Grosseto

«Riutilizzare le alghe? Magari, ma i compost richiedono più qualità»

Renzo Wongher
«Riutilizzare le alghe? Magari, ma i compost richiedono più qualità»

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 ORBETELLO. Un eminente studioso americano, Jeffrey McNeely, uno dei massimi esperti sulla biodiversità, giunto in questi giorni in Italia per una serie di conferenze, nel corso di una intervista ha risposto alla domanda di un giornalista, affermando che certe alghe contenenti olii combustibili per oltre il 70% della loro massa, possono addirittura essere coltivate, per produrre biocarburanti. Altre possono utilizzare l'anidride carbonica prodotta da una centrale a carbone assolvendo più funzioni. E' possibile che le alghe prodotte in quantità enorme dalla laguna di Orbetello, non servano proprio a niente se non a sottrarre ossigeno a quella distesa d'acque? La domanda è stata rivolta a Mauro Lenzi, il biologo della laguna.  Lenzi ha dato una risposta molto tecnica che purtroppo lascia (per ora) ben poche speranze circa la possibile utilizzazione della massa algale lagunare.  Osserva il biologo orbetellano che le masse macroalgali oggetto di raccolta sono costituite, in tutto il mondo, da specie opportuniste. Queste masse in teoria potrebbero avere molteplici utilizzi industriali, come risulta da molti studi condotti su basi di laboratorio e su impianti pilota. Sarebbe possibile, infatti, produrre compost, ammendanti agricoli, pasta di cellulosa, mangimi animali, agar, biogas e biodisel.  Tuttavia, non è stato possibile raggiungere questi risultati, almeno nei paesi industrializzati dove si ottengono per lo più prodotti di scarsa qualità, ai quali è corrisposto un basso valore commerciale, tale da rendere non economici i processi di manipolazione.  Afferma Mauro Lenzi: «I compost per arricchimento in fertilizzante naturale dei terreni, richiedono una percentuale di azoto e fosforo decisamente più alti di quanto si possa ottenere con l'uso del materiale algale. Le macroalghe essiccate in laboratorio contengono circa il 3 per cento in peso di azoto e lo 0,2 per cento in peso di fosforo. La resa in secco dal prodotto umido è del 3-4 per cento, il che significa che per ogni tonnellata di alghe umide sgocciolate si avrebbero solamente 0,9 grammi di azoto e 0,06 grammi di fosforo. Un po' troppo poco per poter utilizzare le macroalghe come fertilizzanti».  «Le macro-cloroficee - prosegue Lenzi - potrebbero essere utilizzate per produrre mangime per animali, che avrebbe un valore nutrizionale scadente più o meno paragonabile a quello dell'erba. Il materiale andrebbe essiccato, come si fa con le rotoballe del maggese, ma essiccare le macroalghe, così ricche di acqua è cosa più complessa di quanto non avvenga in un campo e richiede interventi di manodopera che rendono il prodotto più costoso a fronte di una intrinseca povertà nutrizionale».  Prosegue il nostro esperto: «Recentemente alcuni ricercatori dell'Enea hanno ottenuto idrogeno molecolare quasi puro dalla fermentazione di queste masse. Tuttavia siamo ancora ai processi di laboratorio e occorre ancora una sperimentazione su scala industriale».  «La cosa è senza dubbio interessante - conclude Mauro Lenzi - e in questa direzione potrebbe aprirsi concretamente un futuro utilizzo delle masse algali per ottenere combustibile».  Per il momnento, insomma, il futuro non è a portata di mano.

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