Sicurezza
I lupi fanno strage di pecore
Roberta Bogi Pagnini
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PECORE. Uccise dai lupi Attacco a un allevamento: sette uccise, altre azzannate
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CINIGIANO. I lupi tornano a colpire la provincia di Grosseto. È accaduto ieri notte e proprio vicino ad un centro abitato. Ad essere state attaccate, infatti, sono state le pecore dell'allevatore Luciano Borracelli proprietario del Podere Licari alle porte di Cinigiano. Quattordici pecore in tutto quelle assalite dai lupi. Di queste sette sono state uccise, tre addentate e ridotte in fin di vita e quattro mancano all'appello. «Stamani - dice l'allevatore Luciano Borracelli - sono venuti ad avvertirmi di quanto era accaduto. Io non avevo ancora visto niente, così mi sono precipitato sul luogo del misfatto e ho trovato i corpi freddi di sette pecore che erano state azzannate alla gola. Qui a Cinigiano avevo un gregge di 220 pecore tutte da latte, mentre a Stribugliano ne ho un altro dello stesso numero, ma certo dopo l'attacco di ieri notte ne rimangono di meno». Una grossa preoccupazione quella degli allevatori che li vede in difficoltà su come gestire questa annosa situazione: «Cosa vorrei che venisse fatto? - si domanda Borracelli - Non lo so, ma so che quanto sta accadendo ci condiziona molto, e spinge anche noi allevatori a rinunciare a questo tipo di attività. Gli attacchi ci trovano impreparati perché comunque le pecore hanno bisogno di stare fuori e mangiare l'erba, e sia che si tratti di lupi, che di cani lasciati liberi, il problema rimane comunque grosso». Della stessa opinione il Presidente della Cia Enrico Rabazzi che subito è intervenuto in difesa della categoria: «come federazione - dice Rabazzi - siamo molto arrabbiati, il nostro livello di sopportazione ha superato ogni limite, quindi chiediamo alle istituzioni, soprattutto a livello nazionale, di trovare una soluzione al problema». Perché il danno che viene fatto in questi casi, come spiega il presidente Cia Rabazzi, è davvero elevato a livello economico in quanto oltre alle pecore uccise, può succedere che alcune di queste, dopo aver subìto un forte stress perdano il latte e quindi non siano più utili agli allevatori. «Per questo - conclude Rabazzi - la Cia chiede maggior rispetto ed interventi immediati, in quanto non vogliamo più perdere i soldi investiti, né smettere le attività per mancanza di condizioni idonee per produrre. Ma soprattutto, non vorremo che, perché le istituzioni si accorgano che il problema esiste davvero, ci debba scappare il morto».
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