Il Tirreno

Grosseto

La rivolta delle vestaglie azzurre

Francesca Gori
La rivolta delle vestaglie azzurre

Le lavoratrici incrociano le braccia dopo l'annuncio di 100 esuberi

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 GROSSETO. Le vestaglie azzurre, tutte uguali. Abbottonate sui vestiti delle lavoratrici Mabro. La testa all'insù, verso le finestre dell'azienda per cercare di sentire qualche parola, qualche suono arrivare dalla stanza dove si stava consumando ieri mattina un nuovo incontro tra le rsu e i vertici della società. Un incontro fissato a meno di ventiquattr'ore dall'annuncio choc del consiglio d'amministrazione. Da quel taglio di cento posti di lavoro. Da quella mobilità per cento dipendenti. Cento donne. O almeno, quasi cento. Su 257 addetti, 15 esuberi soltanto nell'amministrazione, dove gli impiegati sono 50.  Nel piazzale della Mabro, ieri mattina, le operaie e le impiegate erano tutte col fiato sospeso. La consapevolezza che qualcuna, a casa ci andrà. La consapevolezza che andare a casa vuol dire rinunciare a uno stipendio, rinunciare a fare la spesa, a comprare un paio di scarpe per i propri figli. La consapevolezza che è difficile che le cose cambino. Ma anche la speranza, quella che si leggeva nei loro occhi. Negli occhi di donne di Grosseto, di donne che da sempre lavorano in quell'azienda che fa parte della città, come ne fa parte Canapone. Accanto a loro, i pochi uomini fermi sul piazzale, sparivano. I sindacati c'erano. Erano lì con loro. Quello che non c'era ieri mattina sul piazzale dell'azienda, erano le parole. Troppo difficili da trovare davanti a tutte quelle donne preoccupate e impaurite. Ma anche fiere e pronte a combattere.  Ieri mattina, le macchine da cucire della Mabro si sono fermate. Un'ora, due ore. Poi dall'azienda sono uscite le rappresentanti delle lavoratrici che avevano incontrato i vertici aziendali. «Ci hanno confermato tutto - dice Nadia Perino, rsu Cgil - vogliono i soldi di Fiditoscana. Abbiamo tenuto le finestre aperte per farvi sentire cosa ci dicevano. I soldi di Fiditoscana servono per pagarci lo stipendio di settembre e per mandare avanti la baracca». Parole che le lavoratrici della Mabro non avrebbero mai voluto sentir dire. Lo sapevano, loro, strette in quelle vestaglie azzurre, che l'annuncio choc del giorno prima non era uno scherzo. Ma avrebbero voluto sentire, almeno, altri numeri. Il silenzio, nel piazzale, è diventato prima brusio, poi rumore. Fino all'arrivo di chi, una risposta, ieri cercava di darla. Paolo Rafanelli, presidente di Fiditoscana ha fatto il suo ingresso nel grande piazzale della Mabro a piedi, accompagnato dal direttore Giovanni Ricciardi. Qualche stretta di mano, poi tutti nella grande sala mensa. I due uomini di Fiditoscana davanti, un corteo di donne con le vestaglie azzurre dietro. L'incontro dura pochi minuti, perché Fiditoscana, ieri mattina, alla Mabro aveva un altro appuntamento. Quello con l'azienda. «Siamo qui per vedere il nuovo piano aziendale - dice Rafanelli - e avevamo già fatto altri incontri per passare dalla fase di emergenza a quella di rilancio della Mabro». In ballo, di esuberi, ce n'erano meno di trenta e l'utilizzazione della cassa integrazione fino alla fine di febbraio. Ora però, le cose sono cambiate. Mancherebbero i soldi per pagare gli stipendi di settembre, gli esuberi sarebbero 100. Il microfono passa nelle mani del direttore generale di Fiditoscana, socia al 25% dell'azienda. Non parte benissimo. Richiama le lavoratrici al senso di responsabilità. Le riprende, perché lunedì mattina, dopo aver saputo che cento di loro rischiavano il posto, hanno cominciato a mandare sms a destra e a manca. Le vestaglie azzurre protestano. Il direttore riprende. «Non ce ne andremo da qui fino a quando non avremo trovato una soluzione - rassicura - l'amministratore delegato sta lavorando proprio per questo e noi, non abbiamo nessuna intenzione di abbandonare l'azienda».  

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