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LA STORIA
È stata un modello fino agli anni '90 poi il declino, ora i nuovi proprietari
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GROSSETO Se hai più di 40 anni - quando senti parlare della Mabro - è quasi inevitabile rammentare il carisma e il talento di Manlio Brozzi, il boom sartoriale nellaToscana che cresce, si struttura e scopre l'industria, ben raccontato da Edoardo Nesi nel romanzo L'età dell'oro. Se però sei un under Mabro vuol dire soprattutto crisi, difficoltà, esuberi. La storica azienda di confezioni e sartoria è stato un modello di imprenditoria sana fino alla seconda metà degli anni '90, poi il tunnel, di cui ancora non si vede la fine. Eppure ad agosto del 2008 era andato in porto un miracoloso salvataggio (parole del governatore Claudio Martini) ad opera di un gruppo della capitale. L'arrivo in Maremma dei fratelli Di Pietrantonio (molto conosciuti nel mondo dell'alta moda) era stata letta come un'operazione brillante, voluta e suggellata dalla Regione Toscana. A dire la verità in via Senese i romani trovarono una situazione peggiore di quella immaginata guardandoi drammatici numeri che raccontavano ilcalo del personale e il costante ricorso a procedure di mobilità. I dipendenti della Mabro erano 320 nel 2005, scesero a 301 nel 2006, poi 283 nel 2007 e sono oggi poco più di 250, dopo aver toccato quota 230 nel 2008. Nel decennio nero al vertice della società ci sono state tre persone. Maurizio Favilli, grossetano, nel ruolo di presidente. Una vita spesa per la Mabro prima come modellista, designer e tecnico dell'organizzazione della produzione, poi come dirigente; Franco Bosco, 68 anni, amministratore delegato, proveniente dalla Gft; e infine Giorgio Benassi, direttore amministrativo e membro del cda. A prestare soccorso alla moribonda Mabro - dicevamo - provvide la Movies Spa dei fratelli Antonio e Savino Di Pietrantonio, imprenditori di origine abruzzese ma romani di adozione, titolari dello storico marchio di alta sartoria da uomo, Antichi Telai 1894. Dopo mesi di trattative, con la mediazione degli amministratori locali, dei parlamentari di maggioranza e opposizione, e grazie al senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali, si arrivò finalmente - nell'estate di due anni fa - alla soluzione auspicata da più parti: il passo indietro del vecchio management e la salvaguardia dei posti di lavoro. Un fondamentale contributo al passaggio di consegne giunse da Firenze, con Fidi Toscana che entrò nel capitale di Movies spa. In molti pensarono che Mabro fosse ormai in acque sicure, che si potesse guardare al futuro con maggiore serenità. Al nuovo management le istituzioni chiesero prima di ogni altra cosa di salvaguardare i posti di lavoro (nella maggior parte donne). Per 24 mesi i messaggi diffusi dai vertici di Movies (oggi si chiama Royal Tuscany Fashion Group) sono stati rassicuranti: metà della produzione destinata ai mercati europei, in particolare alla Francia, per clienti come Louis Vuitton e Givenchy; incremento dei punti vendita in Italia e all'estero; ambizioso piano industriale con obiettivo il raddoppio del fatturato (da 17 a 32 milioni di euro) nel 2013. Tutto questo fino a due giorni fa. (g.b.)
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