Il Tirreno

Grosseto

Barricata in casa contro lo sfratto

Roberta Bogi Pagnini
<b>INQUILINI.</b> I membri di Asia/Usb nell&#146;appartamento della donna
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INQUILINI. I membri di Asia/Usb nell’appartamento della donna

Infermiera disperata, ma c'è una sentenza del giudice a favore del Comune

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 GROSSETO. Al quinto piano del numero 29 di via Leoncavallo c'è una famiglia divisa a metà, prima da un divorzio e adesso da un appartamento. Su letto, avvolta da una coperta di pile a quadri è rimasta Luisa Masullo che in lacrime, chiede di non essere sfrattata da quella che considera casa sua, il tetto sotto il quale vive insieme al suo cane Axel e alla nipotina che ogni giorno va lì a trovarla.  Appena sotto il palazzo, ieri mattina presto, si è riunita l'Asia, associazione inquilini assegnatari, che da Roma sono saliti fino a Grosseto per sostenerla; più in là due vigili urbani e una funzionaria del Comune. Si parla di una casa di edilizia residenziale pubblica che originariamente era stata intestata al marito, ma che dopo il divorzio è stata data alla moglie perchè con una figlia minore a carico. Un giudice, però, ha rivisto le condizioni della separazione e ha revocato l'assegnazione della casa alla donna, senza però assegnarla al marito. Sulla base della sentenza, confermata di recente dal tribunale civile dopo il reclamo della donna, la stessa non ha più titolo per occupare quella casa. Da qui la notifica di sfratto del Comune.  Per Luisa, però, che dall'alto del 5º piano osserva e si dice pronta a non far entrare nessuno, quella è la casa dove vive da sempre.  «Vivo qui dal 1985 - racconta la donna che a causa di tutto il trambusto nei giorni scorsi ha anche accusato un malore - da dopo che mi sono sposata con quello che adesso è il mio ex marito e che proprio nel 2009 ha chiesto una modifica sulla sentenza di separazione». Modifica poi accolta dal giudice e sulla base della quale il Comune, che ha un lungo elenco di persone che invece i requisiti li avrebbero, si è mosso.  Tutto è iniziato nel 1983 quando il Comune di Grosseto assegnò l'appartamento di edilizia residenziale pubblica all'uomo, successivamente, dopo che i due decisero di divorziare, fu fatta la voltura, e dato che la donna aveva a carico la figlia minorenne, le fu intestato l'appartamento dove ha vissuto in tranquillità fino all'anno scorso, pochi anni dopo che la figlia ha raggiunto la maggiore età: era il 19 maggio 2009, infatti, quando l'ufficio case andò da lei una prima volta per consegnarle lo sfratto voluto dal marito.  «La situazione - va avanti Luisa - è davvero assurda, io ho sempre pagato l'affitto, per questo non c'è motivo che il giudice mi voglia togliere la casa. Come faccio se mi buttano fuori di qui? - dice ancora tra le lacrime - L'unico posto in cui potrei andare è in Comune a protestare, ho già chiesto di poter parlare con il sindaco ma nessuno ancora mi ha ricevuta. Io ho diritto a stare qui, ho un contratto d'affitto fino al 2011». Lo stesso affitto, che la donna si è vista aumentare fino a 300 euro in quanto "occupante senza titolo".  Nell'appartamento al numero 29 di via Leoncavallo, al quinto piano del palazzo, c'è Luisa, che proprio nel giorno del suo compleanno ha ricevuto il regalo più amaro. Ora arriverà probabilmente un'ordinanza per lo sfratto con la forza pubblica. E lei dovrà trovarsi un'altra casa.

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