Attenzione
Dramma alla cava la rabbia dell'operaio «Voglio giustizia»
Federico Lazzotti
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GROSSETO. È una guerra di carte, perizie e accertamenti quella che si sta combattendo sul caso Picci, l'operaio della Sales Spa travolto da sei quintali di calcestruzzo mentre stava pulendo una betoniera all'interno di un piazzale di Scarlino. Da una parte il pubblico ministero Alessandro Leopizzi chiede per la seconda volta l'archiviazione del caso, dall'altra l'operaio e il suo legale, l'avvocato Elena Pellegrini esigono altri accertamenti «per far emergere la verità e i responsabili» di quello che è successo. Ad un anno dall'incidente, avvenuto il 25 settembre scorso, è stato presentato al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna una nuova richiesta di opposizione all'archiviazione, dopo quella, accolta dal gip, del 17 febbraio scorso. A scatenare lo scontento della vittima le parole del pm che spiega come «le nuove indagini» richieste dal giudice non abbiano portato «un contributo risolutivo alla ricostruzione della vicenda». Indagini inutili, dunque, alle quali l'avvocato Pellegrini fa una critica aspra. «Non è riscontrabile - scrive - alcun accertamento svolto sulla base della denuncia querela della parte offesa, né tantomeno secondo le indicazioni del giudice». In particolare sono due le critiche che si leggono nel documento della difesa. La prima riguarda il legale rappresentante della ditta, Massimiliano Freschi, che non è stato sentito «quale indagato ma gli è stato consentito di produrre una memoria scritta con degli allegati che dovrebbero costituire le risposte ai quesiti del gip». Il secondo, invece riguarda il mezzo all'interno del quale è avvenuto l'incidente. «La betoniera aveva lavorato nel mese di luglio a Civitavecchia, per poi essere sottoposta il 21 e 22 luglio a manutenzione». Da lì, il mezzo sarebbe arrivato alla Sales di Scarlino dove sarebbe rimasto fino a quel 25 settembre «senza subire alcuna pulizia». In più c'è la perizia di parte effettuata da un ingegnere, Leonardo Cherubini, sulla parete della betoniera che ha rilevato la presenza di «strati di ossidazione sui blocchi di cemento armato distaccati». Infine c'è la richiesta di ascoltare i colleghi di Enrico Picci che avrebbero dovuto pesare la betoniera prima che l'operaio andasse, con un collega rimasto illeso, a pulirla. Tutto questo - scrive il legale - «al fine di accertare se e quale procedura sia stata eseguita il giorno dell'infortunio sulla betoniera e decidere sulle modalità di esecuzione dei lavori». Una cosa però l'Asl l'ha accertata: «una violazione sulla valutazione dei rischi» da parte della ditta per quel tipo di intervento. Enrico Picci, infatti, quel giorno, ha eseguito il lavoro con un martelletto e una pistola ad aria compressa. In termine tecnico si doveva trattare di una «pulizia leggera», dove i rischi dovrebbero essere la produzione di schegge e lapilli che potrebbero causare lesioni agli occhi. Non certo essere travolto da sei quintali di calcestruzzo com'è successo all'operaio della Sales.
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