Il dolore
Strada chiusa, odissea a Gavorrano
Alfredo Faetti
Dopo 5 anni di lavori via del Cavallinone non è ancora terminata
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GAVORRANO. C'è una strada chiusa a Bagno di Gavorrano. Una strada, ritenuta utile non soltanto dagli agricoltori, che unisce la frazione a una parte della campagna circostante. Sono cinque anni che vanno avanti i lavori, ma ancora non è terminata. Si chiama via del Cavallinone ed attraversa un'area dove si trovano anche strutture ricettive. La strada inizia dall'entrata di Bagno di Gavorrano e si congiunge a quella che conduce al Filare; taglia un'area in cui sono presenti diverse attività: agriturismi, uliveti e vigneti.
La storia di questa strada parte da lontano, nella prima metà del decennio, quando il terreno venne lottizzato. Il 20 luglio del 2005 iniziarono i lavori per asfaltare via del Cavallinone che venne transennata e iniziarono tutte le operazioni necessarie. Sarebbe dovuti durare tre anni di lavori, ma la concessione venne prolungata di altri due. Intanto, i contadini di Bagno, per andare nei loro appezzamenti di terra, dovevano usare le strade interne, per scavalcare le transenne.
Quando occorrevano i mezzi agricoli (trattori, anche con il rimorchio) il giro per racogliere i loro prodotti si allungava ulteriormente. «Non possiamo lasciarli alla terra - dice un contadino alle prese con il suo lavoro -; ce li portano via». Quindi, occorreva passare dalla strada del Filare. In ogni caso, nel dicembre del 2009, i lampioni si sono accesi sull'asfalto di una parte (qualche centinaio di metri) di via del Cavallinone, anche se ancora, per mancanza di qualche permesso, non sono state tolte le transenne.
Quando sembrava tutto pronto ecco che la strada viene chiusa, stavolta definitivamente. Nel punto in cui finisce l'asfalto e inizia la strada sterrata che conduce ai campi, è stata negato l'accesso, con tanto di rete, ai non autorizzati. In questo pezzo di strada sono in programma altri lavori (si parla tra i contadini di allargamento della superfice stradale), concessionati alla ditta E.lì.Gi.Ra. di Potassa. I probemi diventano due: il primo è che l'accesso è stato negato del tutto, anche a chi passa solo per fare una passeggiata tra la campagna.
Il secondo è che nel tratto, nonostante sia stato chiuso mercoledì scorso (15 settembre), i lavori non sono ancora iniziati (anche se la concessione scade il 30 ottobre). «Se ci sono voluti 5 anni per fare 200 metri - dice Giuliano Mattafirri, un contadino intento al lavoro - chissà quanto ci vorrà per fare il resto!».
La storia di questa strada parte da lontano, nella prima metà del decennio, quando il terreno venne lottizzato. Il 20 luglio del 2005 iniziarono i lavori per asfaltare via del Cavallinone che venne transennata e iniziarono tutte le operazioni necessarie. Sarebbe dovuti durare tre anni di lavori, ma la concessione venne prolungata di altri due. Intanto, i contadini di Bagno, per andare nei loro appezzamenti di terra, dovevano usare le strade interne, per scavalcare le transenne.
Quando occorrevano i mezzi agricoli (trattori, anche con il rimorchio) il giro per racogliere i loro prodotti si allungava ulteriormente. «Non possiamo lasciarli alla terra - dice un contadino alle prese con il suo lavoro -; ce li portano via». Quindi, occorreva passare dalla strada del Filare. In ogni caso, nel dicembre del 2009, i lampioni si sono accesi sull'asfalto di una parte (qualche centinaio di metri) di via del Cavallinone, anche se ancora, per mancanza di qualche permesso, non sono state tolte le transenne.
Quando sembrava tutto pronto ecco che la strada viene chiusa, stavolta definitivamente. Nel punto in cui finisce l'asfalto e inizia la strada sterrata che conduce ai campi, è stata negato l'accesso, con tanto di rete, ai non autorizzati. In questo pezzo di strada sono in programma altri lavori (si parla tra i contadini di allargamento della superfice stradale), concessionati alla ditta E.lì.Gi.Ra. di Potassa. I probemi diventano due: il primo è che l'accesso è stato negato del tutto, anche a chi passa solo per fare una passeggiata tra la campagna.
Il secondo è che nel tratto, nonostante sia stato chiuso mercoledì scorso (15 settembre), i lavori non sono ancora iniziati (anche se la concessione scade il 30 ottobre). «Se ci sono voluti 5 anni per fare 200 metri - dice Giuliano Mattafirri, un contadino intento al lavoro - chissà quanto ci vorrà per fare il resto!».
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