Italia
Risolto il mistero del suicidio dal viadotto, nellauto delluomo laccusa su un foglietto: arrestatela
«Si è ucciso per l'ex amante»
Francesca Gori
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GIÙ DAL PONTE. Luomo, 49 anni si è ucciso la mattina del 2 agosto gettandosi dal ponte della Zancona le indagini sono state condotte dai carabinieri di Arcidosso Sms, chiamate e minacce da più telefoni. Il Gip le vieta di avvicinarsi alla vedova
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GROSSETO. Ci sono tanti modi per morire. Lui ha scelto il ponte della Zancona un lunedì mattina presto, all'inizio d'agosto. Credeva che quello che lo stava spingendo giù da 45 metri d'altezza, fosse finito con lui. E invece, i tempi della giustizia lo hanno superato. Lui riposa al cimitero. Lei, deve stare almeno un chilometro lontana dalla vedova. Perché secondo il gip Giovanni Muscorigi è stata lei a spingerlo giù. Non ha usato le mani, non ha dovuto mettere forza nelle braccia. Lo ha tormentato per due anni, fino a pochi giorni prima della morte. Fino a quei due ultimi fax, inviati cinque giorni prima della morte dell'uomo. Il parapetto del ponte della Zancona lo ha scavalcato da solo. Ma nella sua auto, lasciata con le quattro frecce inserite sulla strada ha lasciato tre biglietti. Un grazie a chi gli voleva bene, una preghiera agli amici, perché stessero vicini alla moglie. E un messaggio ai carabinieri: «Arrestate quella delinquente». Eppure l'uomo che viveva con la moglie in un piccolo borgo sull'Amiata, quella donna che ha reso la vita della sua famiglia un inferno degno della penna di Stephen King, la conosceva bene. Erano stati fidanzati da giovanissimi. Poi le loro strade si erano divise per incrociarsi di nuovo. In un vicolo strettissimo che attraversa un borgo sull'Amiata. Le finestre di casa, una di fronte all'altra. Una passione che sboccia di nuovo, che brucia sotto la cenere per pochi mesi e che si è trasformata in un'ossessione. In un amore criminale. Il quarantanovenne ha detto basta. La donna, 47 anni, ha deciso che lui doveva essere suo. E ha fatto di tutto per rovinare la vita di quella famiglia che abitava a trenta metri da casa sua. Prima le lettere, i pupazzetti, un paio di slip da donna inviati alla moglie dell'uomo. Per far sembrare che anche lei avesse una relazione. Poi gli pneumatici delle auto bucate, una volta anche dentro il garage di casa della coppia. I due avevano anche scelto di lasciare il paese sull'Amiata e trasferirsi per qualche tempo sulla costa, per allontanarsi da quell'incubo. Che però, puntuale, tornava sempre a galla. Sapevano chi era. Ma non potevano provarlo. Perché gli sms che ricevevano, venivano inviati da cabine telefoniche scelte qua e là sull'Amiata. Scelte a Grosseto. Cabine del telefono, che presto sono sembrate all'ex amante, troppo scontate. E allora, ha scelto un altro sistema. Quello di allacciarsi, con un cavo telefonico, a varie utenze del paese. I messaggi e le telefonate questa volta arrivavano ai coniugi dai numeri telefonici di abitanti dell'Amiata che non sapevano assolutamente chi e perché inviasse parole e suoni attraverso i loro telefoni. Qualcuno però, dopo quello che è successo, dopo quel volo da 45 metri di altezza giù dal ponte della Zancona, qualcosa ai carabinieri lo ha detto. Ha raccontato di aver visto la donna, più volte, arrampicata su una scala a pioli appoggiata ai muri delle case. In paese. Un gioco da ragazzi: aprire la centralina, attaccare il cavo, inviare sms e poi staccarsi. Riporre la scala in un sottoscala vuoto da anni. Quando i carabinieri hanno trovato quella scala a pioli, hanno visto che era stata anche segata. E che sul taglio c'era della vernice azzurra. La stessa del seghetto sequestrato a casa della donna. La perquisizione, i carabinieri di Arcidosso, l'hanno fatta il 17 giugno. A casa della donna hanno trovato anche il cavo telefonico, lungo più di tre metri, utilizzato per allacciarsi alle utenze, il seghetto e un bigliettino con il numero di telefono del fratello di quella che considerava la sua rivale. Un'altra vittima di questa ossessione, tempestata di telefonate volgari nella sua casa di Serravalle Pistoiese. Prove che raccontavano quell'ossessione che per due anni ha fatto vivere all'inferno la famiglia. Un'ossessione che non si è fermata nemmeno davanti alla morte. A quella del suocero dell'uomo, sulla cui tomba, al camposanto, la donna più volte ha lasciato bigliettini e messaggi. Uno, che accusava l'uomo di averla chiamata 17 volte sul cellulare. Diciassette chiamate che la donna poteva dimostrare. C'erano davvero. Ma erano state fatte da lei, allacciandosi con il solito cavo all'utenza della famiglia. Ora, il giudice ha emesso un'ordinanza di divieto di avvicinamento alla vedova. Il pm invece, aveva chiesto il carcere. Lei dovrà stare distante dalla donna almeno un chilometro. Sperando che, per la vedova, almeno quest'incubo sia finito. Nonostante che suo marito, ormai, non le sia più vicino. Nonostante che abbia scelto di lasciarsi cadere, per 45 metri, dal ponte della Zancona.
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