Finanza
In forse anche i corsi di alfabetizzazione per stranieri che sono sempre più numerosi
Due classi che sono diventate una sola
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IN CLASSE. Troppi alunni dietro i banchi Proteste all'istituto comprensivo di Capalbio e dubbi sulla didattica
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CAPALBIO. Gli insegnanti e il personale ata dell'istituto comprensivo di Capalbio esprimono il loro disagio per la situazione con cui si sono dovuti confrontare all'apertura dell'anno scolastico. Due classi della scuola secondaria di I grado sono state accorpate in una sola classe seconda, di 30/31 alunni, ed è stata formata una sola classe prima di 31 alunni. «Per fare posto a un numero così elevato di studenti - dicono - l'amministrazione sarà costretta a lavori strutturali, quali l'abbattimento di pareti, a ridosso dell'inizio dell'anno scolastico». Tra l'altro non si è tenuto poi conto della «forte presenza di alunni stranieri che continuano ad arrivare e fanno del nostro istituto una delle scuole a più alto flusso migratorio della provincia di Grosseto, con la conseguente necessità di percorsi individualizzati di alfabetizzazione». A causa del numero di studenti per classe e della mancanza di ore a disposizione o di compresenza di docenti, secondo gli insegnanti, sarà quasi impossibile fare attivare questi percorsi. Ugualmente grave è considerato il taglio di due collaboratori scolastici, «che sta rendendo e renderà sempre più problematici l'apertura e il mantenimento dei sette plessi che compongono l'Istituto, plessi che corrispondono alle esigenze di un territorio vasto e con forte dispersione abitativa». Per quanto concerne la scuola primaria «a causa della riduzione del 10% dei posti di lavoro, gli insegnanti, già costretti ad attuare un orario flessibile che prevede l'accorpamento di classi contigue, si trovano ancor più in difficoltà a garantire un regolare e più agevole svolgimento delle lezioni e offrire un'accettabile offerta formativa». L'attacco finale è eloquente: «E questa sarebbe la riforma che il ministro della Pubblica Istruzione ha definito "epocale"? A meno che non intendesse dire che questi tagli contrabbandati per riforme significano la fine di un'epoca, quella dell'istruzione e del diritto allo studio per tutti, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche di provenienza, che la scuola pubblica, pur con i suoi limiti e difficoltà, ha finora garantito». C.B.
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