Il Tirreno

Grosseto

«Minacciato, ha sparato di fronte»

<b>PUNTERUOLO </b>In mano al ladro nella fuga
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PUNTERUOLO In mano al ladro nella fuga

La difesa del vigilante contro la tesi del perito sulla tragedia al Bristol

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 GROSSETO. È stato prima minacciato con un punteruolo all'angolo tra piazza Albegna e via Adige e poi ha sparato. Ma ha sparato mentre il ladro era di fronte a lui e non di spalle. È questa la tesi, diametralmente opposta a quella del perito nominato dal giudice, dell'équipe di legali ed esperti che difendono Domenico Ruta, la guardia giurata accusata di omicidio che la notte del 24 febbraio ha colpito con uno degli otto colpi esplosi dalla sua Glock calibro 9 Andrea Ginannneschi, morto dopo oltre due mesi di agonia. «Per depositare la perizia difensiva - spiega l'avvocato del vigilante, Paolo Serra, aspetteremo il dibattimento».  Ieri mattina, infatti, in tribunale era previsto l'incidente probatorio durante il quale il perito Sandro Lopez, nominato dal giudice Marco Mezzaluna in tre ore ha ricostruito la sua tesi su cosa sia successo la notte del 24 febbraio al bar Bristo.  Secondo l'esperto, Andrea Ginanneschi fu colpito da dietro: il colpo entrò dalla parte posteriore del gluteo destro ha perforato il giubbotto, i jeans e gli slip, tutti dalla parte retrostante, perché "Cubo" in quel momento avrebbe dato le spalle al vigilante. Una volta incontrato il corpo, il proiettile avrebbe perso la forza propulsiva e non sarebbe riuscito a bucare la parte anteriore del giaccone. L'esperto ha ricostruito anche mediante un'animazione tridimensionale cosa è accaduto. Il primo colpo esploso avrebbe colpito la Fiat Marea in sosta. Il secondo dovrebbe essere quello che ha raggiunto la vetrina del negozio. Il terzo è quello che ha colpito il marmo della saracinesca. Ci sono poi altri due bossoli. Altri due proiettili avrebbero poi colpito la vetrina. Quello che avrebbe colpito Ginanneschi è il nono oppure il decimo bossolo: entrambi sarebbero stati sparati tra il marciapiede e la cabina telefonica, uno di questi avrebbe colpito "Cubo" mentre si allontanava al gluteo destro. Sul luogo del delitto era stata anche repertata una cartuccia inesplosa che rivela tracce di inceppamento. Secondo l'esperto, la distanza di sparo del colpo che aveva raggiunto Ginanneschi era di cinque metri: una conclusione basata sulle quantità di particelle trovate intorno al foro d'entrata.

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