Il Tirreno

Grosseto

LA RABBIA DELLE DOCENTI

Claudia è sconsolata, 25 anni da precaria

Claudia è sconsolata, 25 anni da precaria

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 GROSSETO. C'è chi è da poco uscito dalla scuola di specializzazione e chi è nella scuola da un quarto di secolo. Eppure il loro destino non sembra diverso: tutti gli insegnanti che ieri hanno si sono riuniti davanti alla sede del loro "datore di lavoro", il provveditorato di Grosseto, portano sulle spalle il fardello del precariato. Mara Nesi e Barbara Sette, 34 e 37 anni, insegnano alle scuole medie. Fino all'anno scorso hanno svolto il lavoro per il quale hanno studiato anni e anni, collezionato abilitazioni, conseguito specializzazioni. E che fino a giugno garantiva loro uno stipendio. Quest'anno non sono state riconfermate.  «Dalle convocazioni di qualche giorno fa - spiega Nesi, docente di tedesco - sono tornata a mani vuote. Eppure in tutta Italia sono 20mila le cattedre rimaste scoperte, con gli studenti che non potranno fare lezione fino a ottobre inoltrato. Perché solo allora saranno nominati i supplenti. È una strategia arcinota per non pagare gli stipendi degli insegnanti, una cosa vergognosa». «E che si ripercuote in modo gravissimo sugli alunni e il loro processo di apprendimento - spiega Sette, che insegna matematica e scienze - oltre che sulla qualità stessa della vita degli insegnanti. Del resto la Gelmini lo aveva annunciato: far iniziare più tardi la scuola, con la scusa di allungare la stagione estiva. In realtà vogliono risparmiare sui nostri stipendi».  Le due prof sono entrate nel pianeta scuola - o perlomeno ci provano - da qualche anno. Chi ci ha passato 25 anni è Claudia Zanaboni, docente di educazione fisica. Precaria. «Ho tre abilitazioni e oltre 20 anni di insegnamento alle spalle - spiega - e quest'anno rimango a casa. Tra noi insegnanti di educazione fisica solo una collega è riuscita ad entrare di ruolo tre anni fa. Poi le direttive ministeriali sono cambiate, si prediligono le nuove generazioni di docenti, si attinge dall'ultimo concorso. E così noi insegnanti con tanti anni alle spalle rimaniamo indietro». La corsa a ostacoli per vedersi riconoscere un minimo di dignità lavorativa, a quanto pare, è difficile da affrontare anche per chi alla tuta e alle scarpe da ginnastica è abituato. F.F.

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