Il Tirreno

Grosseto

A pesca con i cavi elettrici

Francesca Gori
<b>MOR&Igrave;A DI PESCI.</b> Nelle acque dell&#146;Ombrone, indaga la polizia provinciale (nella foto a destra)
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MORÌA DI PESCI. Nelle acque dell’Ombrone, indaga la polizia provinciale (nella foto a destra)

È strage da Poggio Perotto all'Ombrone

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 GROSSETO. Il bacino di Poggio Perotto, tra Montiano e Magliano, era una delle zone più popolose di pesci della Maremma. Ora, in quel lago, è difficile trovarne. Sterminati da bande di pescatori che per tirare su qualcosa utilizzano veleno e fili elettrici.  Un patrimonio completamente distrutto. Che difficilmente potrà tornare ai livelli di cinque anni fa, quando lo scempio nelle acque del bacino è cominciato. Ora che a Poggio Perotto è difficile tirare su carpe, carassi e cavedani, i pescatori che utilizzano veleno e batterie per uccidere i pesci e farli venire a galla, si sono spostati nell'Ombrone. Da Istia alla provincia di Siena. Pesce che viene pescato per essere rivenduto ai laghetti privati del nord Italia ma soprattutto che viene esportato illegalmente nell'Est Europa.  La denuncia, nero su bianco, è della Fipas, l'associazione pesca sportiva di Grosseto. «Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio disastro - spiega il vicepresidente Giampaolo Ricci - anche perché i migranti dell'est Europa che pescano con questi metodi, leciti nei loro Paesi, non si rendono nemmeno conto di compiere un reato. E ci sono anche bande di pescatori italiani, che rivendono il pesce pescato in maniera illegale, soprattutto al nord». La polizia provinciale ha cominciato a battere la zona. Ma i pescatori che inquinano con il cloro o con i diserbanti le acque maremmane per avvelenare i pesci e prenderli con maggiore facilità, per ora, non si sono fatti vedere. L'appuntamento sulle rive del bacino e dell'Ombrone, pare essere la notte, o prima dell'alba. E le carpe, pescate in questo modo, sul mercato sono molto più vantaggiose. «Vengono vendute a tre euro al chilo - aggiunge Ricci - quando invece costerebbero almeno 9 euro al chilo. Ma chi utilizza questi sistemi, non si rende conto del danno che ha provocato». Un danno che, secondo gli uomini della polizia provinciale, può configurare il reato di danneggiamento. «Fino a qualche anno fa c'erano gli operai delle aziende agricole - dice Ricci - che per mangiare pescavano nelle acque di Poggio Perotto. Ma non facevano certo un tale scempio di pesci. Poi la pesca si è trasformata in un affare. E abbiamo dovuto fare i conti con una vera e propria morìa». Morìa di pesci sì. Ma anche presenza di veleno nelle acque del bacino che potrebbe avere conseguenze anche sull'Acquedotto del Fiora.  

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