Sicurezza
Studenti, docenti, bidelli: coro di no
Francesca Ferri
Ieri protesta all'Agrario, domani lezioni a rischio per un'assemblea
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GROSSETO. Il primo anno scolastico della riforma Gelmini si inaugura con una mobilitazione senza precedenti in Italia, e Grosseto non fa eccezione. Studenti, insegnanti e custodi sono sulle barricate.
Domani, lezioni a rischio. Nel primo giorno di scuola, domani, sono a rischio le lezioni in tutta la provincia per l'assemblea di quattro ore indetta dalla Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) Cgil. «Non è uno sciopero - spiega il segretario provinciale Laura Lambardi - e non vuole creare disagio per gli studenti e le famiglie, ma serve a far capire alle famiglie stesse quanto questo anno scolastico sarà drammatico». Per 27mila 328 alunni delle scuole pubbliche della provincia quello appena iniziato è l'anno della riforma fatta a suon di tagli ai finanziamenti, al personale docente, ai corsi, alle ore di sostegno, al personale ata. Secondo dati del provveditorato, quest'anno gli insegnanti in provincia di Grosseto sono 30 in meno rispetto al 2009, per un totale di 2mila 364 insegnanti a cui si affiancano 222 colleghi di sostegno. «L'ufficio grossetano - spiega il provveditore Anna Maria Cotoloni - ha mantenuto con l'ufficio scolastico regionale continui contatti, evidenziando le problematiche segnalate dai dirigenti scolastici. Le maggiori criticità sono state risolte anche se qualche richiesta non è stata soddisfatta per mancanza di risorse». Cotoloni ringrazia tutto il personale «e augura a tutti un buon inizio di anno scolastico».
Sit in al Provveditorato. Un augurio che suona sinistro in una scuola dove il suono della campanella sembra non riuscire a sovrastare quello dei fischi, degli slogan e della rabbia di chi in classe ci studia e ci insegna. Proprio davanti alla sede del provveditorato in via Damiano Chiesa, oggi alle 15 insegnanti e personale scolastico faranno un sit in di protesta. «Una manifestazione apolitica e non sindacale - spiega Stefano Rosini, insegnante di educazione fisica e di sostegno - ma spontanea, sulla scia della mobilitazione in tutto il Paese». Perché le scuole maremmane non fanno eccezione nel quadro nerissimo della riforma Gelmini. «Anche nella nostra provincia ci sono scuole dove non si rispetta il tetto massimo di 30 alunni per classe, dove non ci sono bidelli sufficienti per aprire i plessi né insegnanti di sostegno e supplenti». La protesta, nata con il passaparola all'indomani delle convocazioni degli insegnanti, ha il sostegno della Rete degli studenti medi.
Studenti in piazza. Gli studenti hanno battuto i loro insegnanti sui tempi. La protesta della Rete degli Studenti Medi è iniziata infatti ieri mattina davanti all'agrario Leopoldo II di Lorena, una delle scuole dove le lezioni sono partite in anticipo. «Loro demoliscono la scuola pubblica, noi la ricostruiamo» è lo slogan degli studenti che si sono presentati con un elmetto antinfortunistico giallo «per proteggerci - spiegano - dalle macerie provocate dai continui tagli economici e di personale del Governo e dalla falsa riforma del ministro Gelmini». «Oltre a una forma di protesta - spiega Milena Burattelli, coordinatrice provinciale della Rete insieme a Jacopo Baffigo - la nostra è un'iniziativa di informazione e di proposta». Prima fra tutte, rivedere i criteri di spesa per trovare fondi per la scuola. «Mentre le nostre scuole ci cascano in testa, il governo ha speso 23 miliardi di euro in investimenti militari, 3,5 miliardi per il ponte sullo stretto di Messina, 1,5 miliardi per l'Expo 2015». Oltre ai 700 milioni di euro all'anno dati alle scuole private a fronte di tagli per 8 miliardi alla scuola pubblica solo nel 2008. Questi soldi potrebbero essere dirottati sulla scuola per la manutenzione degli edifici, l'allestimento dei laboratori, il sostegno all'acquisto dei libri, la didattica. «Chiediamo - spiegano alla Rete - di rinvestire questi soldi in tutte le enormi carenze delle nostre scuole e per una vera, nuova, condivisa riforma della scuola pubblica italiana».
La protesta degli studenti si rinnova domattina, alle 7.45 davanti al professionale di piazza De' Maria e proseguirà al Rosmini e al commerciale.
Domani, lezioni a rischio. Nel primo giorno di scuola, domani, sono a rischio le lezioni in tutta la provincia per l'assemblea di quattro ore indetta dalla Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) Cgil. «Non è uno sciopero - spiega il segretario provinciale Laura Lambardi - e non vuole creare disagio per gli studenti e le famiglie, ma serve a far capire alle famiglie stesse quanto questo anno scolastico sarà drammatico». Per 27mila 328 alunni delle scuole pubbliche della provincia quello appena iniziato è l'anno della riforma fatta a suon di tagli ai finanziamenti, al personale docente, ai corsi, alle ore di sostegno, al personale ata. Secondo dati del provveditorato, quest'anno gli insegnanti in provincia di Grosseto sono 30 in meno rispetto al 2009, per un totale di 2mila 364 insegnanti a cui si affiancano 222 colleghi di sostegno. «L'ufficio grossetano - spiega il provveditore Anna Maria Cotoloni - ha mantenuto con l'ufficio scolastico regionale continui contatti, evidenziando le problematiche segnalate dai dirigenti scolastici. Le maggiori criticità sono state risolte anche se qualche richiesta non è stata soddisfatta per mancanza di risorse». Cotoloni ringrazia tutto il personale «e augura a tutti un buon inizio di anno scolastico».
Sit in al Provveditorato. Un augurio che suona sinistro in una scuola dove il suono della campanella sembra non riuscire a sovrastare quello dei fischi, degli slogan e della rabbia di chi in classe ci studia e ci insegna. Proprio davanti alla sede del provveditorato in via Damiano Chiesa, oggi alle 15 insegnanti e personale scolastico faranno un sit in di protesta. «Una manifestazione apolitica e non sindacale - spiega Stefano Rosini, insegnante di educazione fisica e di sostegno - ma spontanea, sulla scia della mobilitazione in tutto il Paese». Perché le scuole maremmane non fanno eccezione nel quadro nerissimo della riforma Gelmini. «Anche nella nostra provincia ci sono scuole dove non si rispetta il tetto massimo di 30 alunni per classe, dove non ci sono bidelli sufficienti per aprire i plessi né insegnanti di sostegno e supplenti». La protesta, nata con il passaparola all'indomani delle convocazioni degli insegnanti, ha il sostegno della Rete degli studenti medi.
Studenti in piazza. Gli studenti hanno battuto i loro insegnanti sui tempi. La protesta della Rete degli Studenti Medi è iniziata infatti ieri mattina davanti all'agrario Leopoldo II di Lorena, una delle scuole dove le lezioni sono partite in anticipo. «Loro demoliscono la scuola pubblica, noi la ricostruiamo» è lo slogan degli studenti che si sono presentati con un elmetto antinfortunistico giallo «per proteggerci - spiegano - dalle macerie provocate dai continui tagli economici e di personale del Governo e dalla falsa riforma del ministro Gelmini». «Oltre a una forma di protesta - spiega Milena Burattelli, coordinatrice provinciale della Rete insieme a Jacopo Baffigo - la nostra è un'iniziativa di informazione e di proposta». Prima fra tutte, rivedere i criteri di spesa per trovare fondi per la scuola. «Mentre le nostre scuole ci cascano in testa, il governo ha speso 23 miliardi di euro in investimenti militari, 3,5 miliardi per il ponte sullo stretto di Messina, 1,5 miliardi per l'Expo 2015». Oltre ai 700 milioni di euro all'anno dati alle scuole private a fronte di tagli per 8 miliardi alla scuola pubblica solo nel 2008. Questi soldi potrebbero essere dirottati sulla scuola per la manutenzione degli edifici, l'allestimento dei laboratori, il sostegno all'acquisto dei libri, la didattica. «Chiediamo - spiegano alla Rete - di rinvestire questi soldi in tutte le enormi carenze delle nostre scuole e per una vera, nuova, condivisa riforma della scuola pubblica italiana».
La protesta degli studenti si rinnova domattina, alle 7.45 davanti al professionale di piazza De' Maria e proseguirà al Rosmini e al commerciale.
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