Attenzione
Niente soldi per mettere in sicurezza Poggio Rota
Antonello Carrucoli
L'osservatorio del 2300 a.C. è a rischio, l'allarme in un convegno
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PITIGLIANO. Al teatro Salvini di Pitigliano, con la direzione scientifica della professoressa Nuccia Negroni Catacchio dell'università di Milano, decimo incontro di studi sul tema: preistoria e protostoria in Etruria, che ha avuto come titolo: «L'Etruria dal Paleolitico al primo ferro, lo stato delle ricerche», organizzato dal Centro Studi di preistoria e archeologia e dal Comune. Presente la dottoressa Fulvia Lo Schiavo, soprintendente ai Beni archeologici della Toscana e molti studiosi italiani e stranieri. «Questo incontro che si svolge con cadenza biennale - a riferirlo è la stessa professoressa Negroni - quest'anno assume un'importanza particolare per più motivi». «Intanto - sottolinea - c'è da dire che in Etruria, cioè nel territorio che comprende la Toscana e l'Alto Lazio non esiste un centro di confronto per le ricerche protostoriche e preistoriche e il fatto che vi sia questo appuntamento sistematico ogni due anni, ci consente di fare il punto della situazione. Per esempio, relativamente ai problemi delle datazioni, grazie al carbonio 14, si stanno retrodatando le fasi dell'Eneolitico e del Bronzo antico». «Quindi - prosegue -, in merito al territorio di Pitigliano, ho posto all'attenzione degli studiosi il sito di Poggio Rota che, in base alle ricerche sin qui condotte dall'istituto di Astrofisica dell'università degli studi di Milano, risulta essere un osservatorio astronomico utilizzato nel 2300 a.C.; è chiaro che per compiere ulteriori studi, soprattutto dal punto di vista archeologico, e mettere in sicurezza il sito occorrono finanziamenti che allo stato attuale non ci sono». E, come sempre, purtroppo non è una novità nel nostro Paese. «Ringrazio comunque - conclude - l'associazione culturale Tages che svolge azioni di ricerca sul territorio per meglio conoscerne le valenze». Nell'ambito del convegno sono stati commemorati Renato Peroni e Francesco Nicosia, scomparsi di recente. Il primo è stato uno dei maestri della preistoria italiana; il secondo, per lunghi anni soprintendente della Toscana, ha fornito grandi contributi all'archeologia classica e preistorica della regione. Un altro importante momento è stata la presentazione a cura della professoressa Maria Bonghi Jovino del volume "Sovana: l'abitato dal bronzo finale all'età arcaica" di Massimo Cardosa, Alessandra Massari e Silvia La Rocca. Il testo è il primo di una collana curata da Nuccia Negroni Catacchio dedicata alle ricerche archeologiche nell'abitato dell'antica Sovana.
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