Il Tirreno

Grosseto

Polo, in rivolta le scuole escluse

Elisabetta Giorgi
<b>IL BUON CANTO.</b> Il seminario che fu tenuto da Cheryl Porter
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IL BUON CANTO. Il seminario che fu tenuto da Cheryl Porter

Grosseto Cultura ne sceglie una. Le altre: «Quali i criteri?»

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 GROSSETO. Appena nato è al centro di polemiche di fuoco il nuovo "polo musicale" di Grosseto, che presentato due giorni fa in Comune si è già attirato i malumori di moltissime scuole di musica del capoluogo. Sono decine e contano quasi un migliaio di "iscritti", di fatti tagliati fuori dal nuovo nato.  «Ci sentiamo escluse da quel rapporto "a due" e non vogliamo essere scuole di serie B», hanno tuonato i professionisti del bel canto o della lirica anticipando riunioni bollenti e promettendo di chiedere non solo spiegazioni in Comune, ma anche di costituire un "contro-polo" della musica alternativo a quello comunale, e che includa il folto popolo degli esclusi. Le scuole "deluse" sono decine e intorno a loro gravitano da sempre 7-800 allievi iscritti «che di fatto saranno esclusi dai servizi del polo, per cui anche le iscrizioni potrebbero risentirne».  L'antefatto risale a due giorni fa, quando il nuovo organismo musicale è stato presentato in sala consiliare dalla Fondazione Grosseto cultura dalla presidente Giampaola Pachetti e dall'assessore Simone Ferretti. Il polo unisce due soggetti: uno pubblico e "uno solo" privato: l'istituto musicale comunale Palmiero Giannetti diretto da Antonio Di Cristofano, e il centro didattico musicale privato Rockland diretto da Davide Braglia. Entrambe le scuole sono state definite «le due maggiori del capoluogo, e quest'ultima è stata scelta perché per ambizione e interesse è stata ritenuta il soggetto idoneo a "interfacciarsi" con una struttura comunale». Sempre la Pachetti avvertiva comunque che il polo non avrebbe comunque avuto «una natura esclusivistica, ma si sarebbe aperto alle altre scuole». Ma la spiegazione non ha convinto i diretti interessati; per citarne alcuni la scuola di Carla Baldini, la Vocal Jam di Paolo Sturmann, la Cmm di Andrea Flaminio, la Filarmonica Verdi e l'Accademia Viotti. Molti hanno fatto riunioni e altre ne faranno in settimana, per capirne e sapere se potranno subire danni alla loro attività e chiedere spiegazioni al Comune.  Ognuna col suo bagaglio di esperienze, allievi, docenti. «Siamo sconcertati per questa mossa di un soggetto pubblico - dicono Baldini, Sturmann, Flaminio - che anziché aggregare e interloquire con tutti i soggetti del territorio si è accordata con uno solo di loro e non ci ha chiamati. Quali i criteri?». Anche le parole dette in conferenza stampa dalla Pachetti sarebbero «un maldestro tentativo per difendersi dal malumore alle porte».  E' delusa Carla Baldini, musicista attiva da un ventennio e titolare di un progetto (il centro della Voce - il Buon canto) che «prima sposato dalla Fondazione cultura che gli aveva dato anche una sede, è stato escluso un mese fa dalla stessa Pachetti che lo avrebbe definito un "corpo estraneo" alla Fondazione. E mentre facevo i bagagli per trasferirmi nella sede di via papa Giovanni XXIII, ci arriva notizia di questo "polo a due" con un altro soggetto privato (e quello solo), Rockland». Delusione anche da Paolo Sturman, noto professionista d'origine fiorentina, 46 anni, titolare della Vocal jam. «Vorrei credere nella buona fede del Comune - dice - probabilmente l'ente pubblico è stato solo distratto verso altre realtà del territorio: credo abbia fatto una mossa sommaria e maldestra per produrre un progetto che, se davvero avesse voluto essere "corale", un "polo" nel vero senso della parola come sarebbe giusto, avrebbe potuto aprirsi fin da subito a tutti gli altri. Forse ci si dimentica la funzione sociale, aggregativa della musica?»

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