Finanza
La Corte dei Conti lo assolve
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IMPUTATO. Come sindaco di Campagnatico «Perseguitato perché toccai degli intoccabili»
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ARCILLE. «Tutto ebbe inizio quando mi insediai come sindaco». Alla luce della recente sentenza della prima sezione giurisdizionale centrale d'appello di Roma della Corte dei Conti che lo assolve per la seconda volta - dopo essere già stato assolto in primo grado nel 2007 - dall'accusa di aver provocato, nel 1999 un danno erariale, l'ex sindaco di Campagnatico Elismo Pesucci guarda a tutta la sua vicenda, al processo per corruzione che lo attende il 3 novembre, e fa un primo bilancio di una storia in cui «la lotta politica - dice - non si basò più sul confronto di idee». «Non si basò più su democratici e pacifici dibattiti, ma su l'odio, sulle denunce alle varie Procure, al solo scopo di demolire, annientare un avversario politico che aveva avuto il coraggio di mettere gli interessi di tutti cittadini prima di quelli politici, sindacali, o di alcuni burocrati parrucconi, bravi solo a dire no, e fare i passacarte per non concludere mai niente di concreto». La storia da cui prende spunto l'ex sindaco Pesucci riguarda l'incarico, dato nel 1999, all'ex ragioniere capo del Comune di Roccastrada, Roberto Pericci, di riorganizzare il Comune. Un danno, secondo la procura della Corte dei Conti di Firenze, di circa 190 milioni di lire. L'accusa era di non aver adeguatamente cercato nelle risorse interne e di aver incaricato un non laureato. «Ma Pericci - spiega Pesucci - era stato consulente anche a Magliano, a Castiglione della Pescaia, e per la Provincia: perché hanno colpito solo Campagnatico? Eppure i problemi per Pericci sono iniziati solo quando è arrivato a Campagnatico». La spiegazione, secondo l'ex sindaco starebbe proprio nel fatto che fu perseguito un cambiamento totale della macchina amministrativa, per renderla più efficiente e «furono toccati degli intoccabili - dice - con questo epocale cambiamento cominciarono le guerre a tutto campo al neo sindaco che aveva contro i sindacati, molti partiti politici e la minoranza che era seduta nei banchi dell'opposizione». Commentando la sentenza di appello, che insieme a Pesucci assolve anche lo stesso Pericci, gli allora assessori Fabrizio Tistarelli e Luca Grisanti (oggi rispettivamente sindaco e assessore all'urbanistica), e i dipendenti comunali Natascia Tonini, Ferdinando Ferrini e Giuseppe Vacirca, Pesucci sottolinea che è «ancora una battaglia vinta per ristabilire la verità, di chi per anni ha amministrato con il massimo impegno, onestà, nell'esclusivo interesse pubblico, sentendosi un leale servitore del cittadino e delle istituzioni» e aggiunge che non solo gli atti erano legittimi, ma hanno «benessere e prosperità creando servizi pubblici efficienti, e migliorando quelli esistenti, investendo in opere pubbliche più di tutte le altre amministrazioni precedenti messe insieme, realizzando tante opere pubbliche senza aumentare le tasse. Oggi che si aumentano le tasse e non si investe, perché la minoranza non dice nulla?». (En.Pi.)
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