Sicurezza
«Previsioni del '66, noi abbiamo ridotto le case»
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VALENTINI. A sinistra, accanto a lui Annarita Bramerini Loriano Valentini non ci sta: basta accusarmi di aver cementificato la zona
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GROSSETO. Loriano Valentini alza la voce. In questi giorni, per i "palazzoni" di Marina, lo hanno tirato per la giacca in molti. Così ha deciso di spiegare la storia di quel cemento, a ridosso della costa. Rifiutando l'etichetta di "responsabile" dello scempio. «Spero che il sindaco - dice - si stia rendendo conto di quanto inutili sono alcune sue affermazioni. E Lolini e Turbanti della strumentalità politica nell'indicarmi responsabile dell'approvazione del Piano particolareggiato C1. Fu approvato il 4 febbraio 1987 e io sono diventato assessore all'urbanistica nel 1988 e sindaco nel 1992. Quelle previsioni, con il parere favorevole della Sovrintendenza, sono state poi attuate da me, da Antichi e dallo stesso Bonifazi». Ma c'è una storia dietro a tutto ciò. «Certo. Nel 1966 il Prg prevedeva l'edificazione di Rosmarina. E nel tempo si è realizzata, lo stesso una zona di edilizia popolare all'ingresso di Marina. Prevedeva inoltre un porto in darsena a sinistra del San Rocco, mai realizzato e una zona di completamento sull'area che oggi è oggetto di polemica che avrebbe fatto realizzare altri 400mila metri cubi. Fu Tattarini, negli anni '80, a iniziare a rivedere le scelte del 1966, eliminando la previsione portuale e, per la zona centrale di Marina, approvando un piano, che diminuiva i metri cubi da 400mila a 100mila, ciò che poi è stato edificato, e inserendo la passeggiata a mare: può piacere o no, ma ha riqualificato la zona fra edifici e bagnetti. Già nell'87, quindi, fu ridotta drasticamente la volumetria prevista: una scelta che ha confinato nei perimetri esistenti il tessuto urbano di Marina e ha salvato la pineta. Al tempo stesso offrì i luoghi che mancavano a Marina per lo sviluppo di commercio e ristorazione. Si potevano fare meno volumi? Forse, ma allora nessuno sollevò obiezioni, perché tutti chiedevano interventi strutturali». E il Prg del 1996? «Ha assegnato a Marina il ruolo di luogo del turismo e della nautica. Non ha previsto nessuna casa in più né a Marina, né a Principina, ma solo strutture alberghiere. Alcuni alberghi si sono ampliati in modo significativo, altri sono venuti su nuovi, altri spero siano di prossima realizzazione. Parlo del recupero delle 4 ex colonie: una è in via di conclusione, delle altre spero di vedere presto i cantieri aperti. Lo stesso piano ha consentito il porto e il recupero, a parità di volumi, delle case sul lato sinistro, dove è nato un luogo di qualità: semmai il Comune dovrebbe concludere le urbanizzazioni». Potevate fare di più e meglio? «Certo. Ma quelle scelte non sono la causa degli affanni che vive oggi Marina. Anzi, se non ci fossero state, oggi Marina non avrebbe futuro». Ma cosa serve adesso a Marina? «Prima di tutto serve capire come il porto si inserisce nel sistema e genera sviluppo delle attività nautiche. Mi pare che siamo "in alto mare", a parte aver assegnato alla società l'uso del canale. E poi serve ragionare sulle funzioni collettive e attrattive, sulle politiche pubbliche di sostegno alle attività economiche, sulla possibilità di inserire elementi di riqualificazione ambientale nelle aree urbane dove, spero, il nuovo regolamento urbanistico non preveda edificazioni. Infine serve qualche investimento sull'immensa pineta, magari costituendo qualche strumento pubblico, o privato, o misto, per mantenimento e valorizzazione». Idee innovative, quindi. «Ma è possibile continuare a parlare di me che non sono più responsabile del governo da 13 anni? Se accade, è perché gli attori di oggi sono privi di idee e strategie. Marina merita ben altra discussione». (g.f.)
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