Finanza
«Il sondaggio non mi fa paura»
Guido Fiorini
Emilio Bonifazi parla chiaro: «Ma non accetterò primarie interne al Pd»
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Bonifazi non teme il sondaggio. E si sente comunque il candidato del Pd alle prossime elezioni, sul quale convergono i consensi, più o meno, di tutti. Ma se non fosse così, se il Partito Democratico volesse fare le primarie al proprio interno, allora non sarebbe più disponibile. Diverso, invece, se le primarie fossero "di coalizione", visto che con gli alleati c'è un rapporto, in molti casi, da ricostruire, prima di tutto con Sel, sul piede di guerra per il ribaltone a Gavorrano, ma poi anche con i vari "cespugli" di centro. Allora sindaco, si ricandida? «La mia disponibilità c'è, il partito lo sa da tempo. Ed è anche logico che sia così, visto che sono al primo mandato. E non ci vedo neppure niente di male che si decida di fare un sondaggio su quanto fatto in questi primi anni. Non mi spaventa il giudizio della gente, anche se poi i sondaggi veri andrebbero fatti confrontando più persone. Forse una valutazione corretta da fare sarebbe su quanto programma ho realizzato». Si parla anche di primarie. «Eh no, qui non ci sto. Se il mio partito vuole fare primarie interne, io mi chiamo fuori. Me lo dicano prima se puntano su di me oppure no. Se invece le primarie fossero di coalizione, allora non avrei problemi». Con gli alleati, quindi. «Certo, con loro serve una discussione pacata e serena, sui programmi. C'è da recuperare Sinistra, Ecologia e Libertà, c'è da parlare con tutti i movimenti che si muovono al centro. Ci saranno anche delle liste civiche, me le aspetto. Quindi, se fossero necessarie primarie, nessun problema. Ma solo se in questo contesto il candidato del Pd sono io». Sarebbe una candidatura condivisa da tutti? «In questo momento penso di essere il nome su cui tutti possono andare d'accordo, dall'Unione Comunale, a Luca Sani, a Marras. E non credo di avere ostacoli neppure dall'Area Democratica. Sono molto sereno. Se poi si decidesse diversamente, non avrei problema a tornare a fare l'insegnante. L'ho già fatto dopo il secondo mandato a Follonica (nel 2004, ndr), non mi preoccupa». E i rapporti con le associazioni? Sembrano incrinati, almeno con alcune. «Non mi pare. Ho ottimi rapporti con Lucheroni (Confesercenti), ma abbiamo avuto iniziative condivise anche con la Confcommercio. Vado d'accordo con Gabriele Fusini della Cna, lo stesso con Confartigianato. Per non parlare delle tre associazioni degli agricoltori. Poi i buoni rapporti non devono essere per forza strumentali, anzi. E le stesse associazioni non scelgono un proprio candidato, così come i sindacati, andrebbero oltre i propri compiti». Però da qualche parte si ventila un rapporto con la città non sempre idilliaco. «Grosseto ha 82mila abitanti. Gli elettori sono 67mila. Quelli che invece fanno certe valutazioni, che stanno nelle "stanze dei bottoni", sono un centinaio. Quello che voglio dire è che nessuno sposta più migliaia di voti, neppure i partiti in elezioni amministrative, dove le ideologie contano e non contano. Questa città è una realtà complessa: ci sono 500 associazioni, con cui ho rapporti continui. Ci sono Misericordia, Croce Rossa, volontariato. Ci sono i militari, che sono migliaia. Ci sono le frazioni, le campagne, il pubblico impiego. E ci sono alcune migliaia di curricula, nei faldoni sul mio tavolo, di persone che vengono da me perché hanno bisogno. Sono queste le persone che votano e che eleggono i sindaci». BONIFAZI. Nel suo ufficio alle prese con i faldoni e mentre parla della sua ricandidatura a sindaco della città: «non accetterò primarie all'interno del mio partito»
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
