Il Tirreno

Grosseto

Dimissioni collettive, cade il Comune

Alfredo Faetti
<b>PROTAGONISTI. </b>Da sinistra Cristina Remi, Francesca Mondei, Claudio Sozzi; a destra Luca Gabrielli
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PROTAGONISTI. Da sinistra Cristina Remi, Francesca Mondei, Claudio Sozzi; a destra Luca Gabrielli

I nove del Pd lasciano in blocco, si va al voto: «Un atto di responsabilità»

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 GAVORRANO. Alla fine i consiglieri Pd di Gavorrano si sono dimessi. Casca così il consiglio comunale, che non ha più il numero legale, e il paese minerario si ritrova da ieri senza un governo.  Le dimissioni sono già state protocollate in Comune. Che la giunta del sindaco Massimo Borghi fosse al capolinea era un fatto chiaro a tutti ormai. Ma che l'epilogo fosse questo in pochi se lo aspettavano. I nove consiglieri Pd di Gavorrano che hanno firmato la mozione di sfiducia (tutti ad eccezione del dissidente Daniele Tonini) hanno presentato le proprie dimissioni contestuali, uno ad uno, nella mattinata di ieri all'ufficio protocollo del comune. La decisione da parte dei democratici è arrivata in un'assemblea fatta mercoledì sera e durata fino alle due di notte, alla quale erano presenti anche il segretario provinciale Marzio Scheggi e l'onorevole Luca Sani. La decisione quindi è stata partorita il giorno stesso in cui Borghi ha dato la data in cui si sarebbe dovuta votare la sfiducia, il 25 settembre: nell'occasione il sindaco avrebbe ribattuto alla mozione riga per riga con gli atti.  «In realtà - si legge nella nota diffusa dal Pd gavorranese - il sindaco non vuole un consiglio comunale ma, dietro la falsariga della ricerca di trasparenza e partecipazione, maschera la volontà di dar luogo ad un comizio di apertura della campagna elettorale sotto i riflettori, con tanto di ultras pronti a fischiare o applaudire. Noi non ci faremo trascinare nello scontro e vogliamo risparmiare a Gavorrano questo tristissimo spettacolo, che servirebbe soltanto ad aumentare lo smarrimento politico dei nostri cittadini».  La decisione dei consiglieri Pd è il frutto di quella che loro definiscono "una serie infinta di provocazioni, strumentalizzazioni e atti di propaganda elettorale" da parte di Borghi. Ultimo in ordine di tempo sarebbe un appello alla serenità che il sindaco ha pubblicato sul sito del Comune («a quale titolo Borghi utilizza questo sito per screditare qualcuno?» si chiedono i democratici) e in cui lancia velati attacchi al Pd. «Purtroppo - continua la nota - c'è solo un modo per fermare la sua azione e permettere a Gavorrano di uscire da questo pericoloso stato di disorientamento che il sindaco ha innescato; è un altro atto forte e grave, di cui noi dovremo nuovamente prenderci la responsabilità, per il bene della nostra comunità: le nostre dimissioni».  Non si voterà alcuna sfiducia quindi. Il consiglio comunale di Gavorrano di fatto non c'è più e il paese aspetta la nomina del commissario da parte della prefettura. La risposta da parte dei cittadini si sta già manifestando nei confronti di queste dimissioni: sin da ieri decine di gavorranesi iscritti al Pd hanno spedito indietro la tessera al provinciale di Grosseto.  A rincarare la dose ci pensa Andrea Biondi, consigliere Sel ed ex capogruppo del centrosinistra: «Si sono dimessi perchè avevano paura di quello che avrebbe detto il sindaco. Hanno anche danneggiato i cittadini, dato che non sarà più possibile approvare alcuni atti come la variante all'urbanistica». E Sel regionale ci va più dura «Un atto grave, di irresponsabilità politica. Un ristretto gruppo assai poco dirigente antepone i propri interessi politici e scelte poco chiare agli interessi generali dell'intera comunità. Borghi e Sel a più riprese hanno manifestato piena disponibilità a ricucire i rapporti e a correggere determinati provvedimenti, disponibilità colta da non pochi ragionevoli dirigenti grossetani del Pd, consapevoli che uno strappo ingiustificato avrebbe comportato conseguenze gravi a Gavorrano e non solo. A questo punto il danno è fatto».

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