Sicurezza
Parole chiare e ferme da Serena Remi, segretaria del Partito Democratico
«Le elezioni non ci spaventano»
Alfredo Faetti
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EX ALLEATI. A sinistra Serena Remi; a destra Massimo Borghi No all'epilogo in piazza, un candidato solo dopo il congresso
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GAVORRANO. No alla sfiducia in piazza né ai tentativi di strumentalizzazione da parte del sindaco Borghi. Serena Remi, segretario dell'Unione comunale del Pd di Gavorrano, fa il punto sulla crisi politica. Ma se per l'oggi la situazione è chiara, per il domani ci sarà da aspettare il congresso dei democratici, anche se si inizia a parlare di alleanze. Segretario, il Pd di Gavorrano è indicato da più parti come il responsabile di questa crisi istituzionale. «Siamo nell'occhio di un ciclone molto forte. Questo perché è stata strumentalizzata la vicenda del ritiro delle deleghe al vice sindaco Luca Gabrielli. C'è stato, nel corso di questi 14 mesi, un senso di responsabilità da parte dei nostri consiglieri, che, pur incassando i colpi da parte di Borghi, hanno sempre provato a mediare i rapporti per poter proseguire con questa maggioranza». Il sindaco Massimo Borghi minaccia di tirar fuori "tutta la verità per cui viene cacciato" nel consiglio in cui si voterà la mozione di sfiducia. Vi spaventa? «Sono mesi che dice di dover tirar fuori chissà cosa. All'interno della maggioranza è una frase ricorrente, fa parte del suo modo di porsi. Non ci spaventa, siamo puliti. Avesse qualcosa di serio in mano, l'avrebbe dovuto dire da tempo per cacciare le mele marce». Borghi sta cercando una sede che possa contenere il numero più grande possibile di persone per questo consiglio. Non c'è il rischio che diventi un teatro per un'aspra polemica pubblica? «Lui vuole portare il consiglio in piazza soltanto per iniziare la campagna elettorale di una lista civica, dato che se si ricandiderà, lo farà attraverso una lista. Il consiglio va fatto nelle sedi opportune. Il suo è soltanto un tentativo di spoliticizzare il dibattito. E' antipolitica». Il sindaco individua la sua colpa nell'aver toccato "poteri forti". E' vero? «Casomai siamo noi ad averli toccati, contando le cariche forti (sindaco, vertici di partito) con cui abbiamo trattato. I nostri consiglieri hanno rimandato il mandato mettendo a rischio il proprio incarico. Al momento sono altri quelli attaccati alle poltrone (Borghi e Tonini). Lui sapeva che ritirando le deleghe al suo vice si sarebbe arrivati a questo». La sfiducia porterà alle elezioni. Ci sono progetti, partendo dalle primarie? «Dovremo discuterne internamente. Ci aspetta il congresso, fino al 10 ottobre. Entro quella data avremo una direzione più chiara da seguire». C'è un candidato? «Non è il momento di tirar fuori nomi. In ogni caso, l'uomo o la donna che verrà scelto dovrà essere un simbolo di unità del partito. Quello che ora a noi ci preme di più è arrivare a tutti gli elettori per spiegare le nostre motivazioni, dato il terrorismo mediatico che sta facendo Borghi, diffondendo paura. Sarà importante anche trovare delle alleanze che ci diano una mano». Però ultimamente non godete di una buona fama. «Ma i nostri rapporti con la altre forze sono sempre stati positivi. I socialisti, ad esempio, in questa legislatura, pur essendo un gruppo piccolo hanno ottenuto Gavorranoidea con la nomina a presidente di Elisabetta Iacomelli, loro iscritta». L'ultima domanda è un nome: Tonini. «Ormai non mi stupisco più di niente. Non escludo a priori, data la posizione attuale dell'assessore e del suo circolo di Casteani, che alle elezioni possano uscire entrambi dal Pd per andare con Borghi. A breve avremo un incontro nella frazione con tutti gli iscritti».
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