Italia
Quel calmante non fu doping
Il proprietario lo aveva somministrato al cavallo soltanto per fargli affrontare meglio la traversata
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GROSSETO. «Se da un lato può imputarsi al proprietario del cavallo una condotta non conforme ai parametri sportivi cui necessariamente avrebbe dovuto adeguarsi (la sostanza era vietata da regolamenti antidoping) e se quantomeno a lui possa rimproverarsi un'omessa diligenza nella gestione dell'animale, dall'altro lato non può escludersi che l'operato del predetto sia stato mosso dal solo intento di agevolare le operazioni di trasporto, nell'esclusivo interesse di garantire il benessere dell'animale e non al fine di influire sulla prestazione dello stesso e sui risultati di gara». Ecco perché il giudice Giovanni Puliatti ha assolto il 24 giugno Angelo Mulas (il fatto non costuisce reato) ma anche Mattia Maria Campus, Giovanni Maria Campus, Antonio Fogarizzu e Gianluca Fais comproprietario, affittuario, allenatore e fantino (non hanno commesso il fatto) dall'accusa di aver cercato di alterare l'esito di una corsa al Casalone (23 novembre 2005) somministrando al cavallo Elyus - che aveva vinto - una sostanza proibita. Nelle motivazioni, il giudice spiega che tutto era nato dalla traversata non breve dalla Sardegna effettuata con mare agitato e con il cavallo che doveva viaggiare con una cavalla, circostanza che avrebbe peggiorato la situazione. Mulas aveva ritenuto opportuno somministrare il Calmivet, regalatogli da un veterinario. E quel farmaco, un inibitore, tra l'altro preso molte ore prima della gara, non avrebbe potuto stimolare la prestazione: anzi, secondo gli esperti l'avrebbe potuta peggiorare.
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