Il Tirreno

Grosseto

«Pitigliano amava il maestro»

<b>MAESTRO. </b>Alberto Manzi
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MAESTRO. Alberto Manzi

L'amico Pizzinelli alla vedova Sonia Boni «Non dia retta alle voci, qui tutti gli volevano bene»

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 PITIGLIANO. Da maestro a maestro, da ex partigiano a ex partigiano.  Ferrero Pizzinelli, 90 anni, ex insegnante alle elementari di Pitigliano, è sgomento: «È inaccettabile che i resti mortali di Alberto Manzi, fine intellettuale, coraggioso partigiano, mastro di vita, ex sindaco, debbano lasciare questo paese. Non se lo merita e capisco la rabbia della vedova».  Pizzinelli spera che Sonia Boni torni sui suoi passi e parla di Alberto Manzi con toni di accorata stima. «L'ho conosciuto in tv - continua Pizzinelli - e da lui ho appreso metodi che ho applicato con i miei ragazzi, specialmente con quelli di prima elementare che non sapevano né leggere, né scrivere. Il "metodo Manzi" era particolarmente adatto allo scopo, visto che era stato inventato proprio per gli analfabeti, e dava ottimi risultati».  Pizzinelli non si capacita, inoltre, di come sia possibile «non aver trovato una soluzione, per rispeto di un uomo di tanta levatura culturale e morale».  «Manzi - dice - fu eletto sindaco con una valanga di voti e fece moltissime cose per Pitigliano, dalla viabilità di campagna, all'ampliamento dell'acquedotto, per non parlare del museo che ora è messo molto male. Per non parlare dei progetti che aveva messo in cantiere come il ripristino del collegamento, tramite autobus, per Roma e Orvieto. Lui non ha fatto in tempo a fare tutto quello che voleva; la morte l'ha portato via e ora mi fa una rabbia, ma una rabbia, vedere tanti di quelli che lo osteggiavano piangere lacrime di coccodrillo».  Ma è vero, o no, che Manzi fu un sindaco poco amato? «Da qualcuno fu poco amato, ma non certo dalla gente comune - risponde pronto il maestro -, dai pitiglianesi era molto amato e, se non fosse morto, sarebbe stato certamente rieletto. Alla gente semplice piaceva la sua onestà, il suo garbo e il non voler apparire, l'agire, insomma, senza clamore».  Ma, allora, chi è che ce l'aveva tanto con Manzi? Il vecchio maestro non vuole fare nomi, ma racconta un episodio che dà l'idea del clima di quei tempi: «Il sindaco Manzi - dice - andò al Provveditorato agli studi per difendere la scuola industriale. Era nell'esercizio delle sue funzioni. Il paese fu tappezzato con manifesti che lo accusavano di avere usato l'auto del Comune». Chi fu? «Basta guardare chi, ora, versa lacrime di coccodrillo...».  Un ultimo messaggio alla vedova Manzi: «Signora, so bene che lo sa, ma voglio ripeterlo ugualmente: i pitiglianesi, la gente comune, amava e stimava suo marito. Non se la prenda con loro. Non c'entrano niente». B. Z.

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