Sicurezza
Ultras vicentini, niente schedatura
Enrico Giovannelli
Tessera del tifoso aggirata dai settanta sistematisi in gradinata Venturacci: «Siamo preoccupati, difficile evitare sempre problemi»
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GROSSETO. Domenica non è certo passata inosservata una anomalia al Carlo Zecchini. In gradinata, proprio vicino alla curva sud riservata alla tifoseria ospite (presenti solo una quindicina di persone), c'erano almeno 60-70 tifosi: quelli dei club organizzati, con tanto di striscioni e bandiere. Nulla di male ovviamente, anche perché i vicentini hanno inneggiato per la loro squadra senza il minimo problema. Ma il tifo "ultras", di solito, è confinato in un apposito settore, per evitare ogni contatto con quello locale.
I clubs veneti invece hanno comprato i biglietti direttamente a Grosseto la mattina, eludendo di fatto la norma "Maroni": la famigerata tessera del tifoso. Un vero e proprio escamotage quello attuato dai biancorossi vicentini, tutte persone che ovviamente non hanno voluto farsi "schedare", e che hanno boicottato il provvedimento ministeriale. Un evento che potrebbe ripetersi ad ogni incontro: chiunque infatti, può comprare un biglietto nominale per assistere ad una partita di calcio, e può scegliersi a questo punto il settore dello stadio, rimanendo come nel caso degli ultras del Vicenza un vero "gruppo" organizzato.
C'è da pensare a quello che potrebbe succedere in tante partite considerate a rischio, con squadre dalla rivalità storica e dalla tifoseria "calda". A fare il punto della situazione è stato Guido Venturacci, responsabile della sicurezza dello Zecchini, che aveva predisposto un adeguato cordone di steward nella zona della gradinata: «Eravamo a conoscenza di questo problema - racconta Venturacci - Dalla Questura ci avevano avvisato che almeno 60/70 tifosi sarebbero arrivati a Grosseto in modo autonomo, cioè senza passare dai soliti canali del tifo organizzato. Voglio ringraziare pubblicamente tutte le forze di polizia che hanno operato nella massima professionalità e organizzazione, evitando ogni minimo problema». Anche Venturacci però si chiede quale sarà il futuro. La tessera del tifoso, che forse ha ragioni valide, al momento non pare un deterrente o una soluzione per evitare che i più facinorosi siano immediatamente identificati, o perlomeno messi in condizione di non nuocere: «Siamo preoccupati è inutile negarlo - sottolinea - Da parte nostra continueremo ad adoperarci in ogni maniera per prevenire e evitare ogni minimo problema allo stadio. Però anche i nostri steward non sono organi di polizia e possiamo fare ben poco, se non cercare di far ragionare le persone, se si dovessero verificare disordini».
I clubs veneti invece hanno comprato i biglietti direttamente a Grosseto la mattina, eludendo di fatto la norma "Maroni": la famigerata tessera del tifoso. Un vero e proprio escamotage quello attuato dai biancorossi vicentini, tutte persone che ovviamente non hanno voluto farsi "schedare", e che hanno boicottato il provvedimento ministeriale. Un evento che potrebbe ripetersi ad ogni incontro: chiunque infatti, può comprare un biglietto nominale per assistere ad una partita di calcio, e può scegliersi a questo punto il settore dello stadio, rimanendo come nel caso degli ultras del Vicenza un vero "gruppo" organizzato.
C'è da pensare a quello che potrebbe succedere in tante partite considerate a rischio, con squadre dalla rivalità storica e dalla tifoseria "calda". A fare il punto della situazione è stato Guido Venturacci, responsabile della sicurezza dello Zecchini, che aveva predisposto un adeguato cordone di steward nella zona della gradinata: «Eravamo a conoscenza di questo problema - racconta Venturacci - Dalla Questura ci avevano avvisato che almeno 60/70 tifosi sarebbero arrivati a Grosseto in modo autonomo, cioè senza passare dai soliti canali del tifo organizzato. Voglio ringraziare pubblicamente tutte le forze di polizia che hanno operato nella massima professionalità e organizzazione, evitando ogni minimo problema». Anche Venturacci però si chiede quale sarà il futuro. La tessera del tifoso, che forse ha ragioni valide, al momento non pare un deterrente o una soluzione per evitare che i più facinorosi siano immediatamente identificati, o perlomeno messi in condizione di non nuocere: «Siamo preoccupati è inutile negarlo - sottolinea - Da parte nostra continueremo ad adoperarci in ogni maniera per prevenire e evitare ogni minimo problema allo stadio. Però anche i nostri steward non sono organi di polizia e possiamo fare ben poco, se non cercare di far ragionare le persone, se si dovessero verificare disordini».
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