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Molte voci fuori dal coro nel Pd

Molte voci fuori dal coro nel Pd

Il Pd di Gavorrano se la prende con Sergio Martini, persona che ha fatto della mediazione, della cultura politica e del valore dell'appartenenza, il segno distintivo di una lunga carriera politica

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GAVORRANO. Il Pd di Gavorrano se la prende con Sergio Martini, persona che ha fatto della mediazione, della cultura politica e del valore dell'appartenenza, il segno distintivo di una lunga carriera politica.

Ma sul "caso Borghi", quella di Martini, è davvero l'unica voce stonata all'interno del Pd? Oppure anche nella direzione provinciale - al di là del prevedibile allineamento sul documento di sostegno a Gavorrano - esistono perplessità, dissensi, critiche? Prendiamo, per esempio, l'ex deputato Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano, membro della direzione provinciale del Pd (a cui non partecipa più da mesi). Nella bacheca Facebook di Daniele Tonini, l'assessore dissidente del Pd, venerdì - rivolgendosi ai giovani del circolo di Casteani - scriveva "Voi non dovete deluderci, resistete".

Giorgio Pernisco, anch'egli nella direzione del Pd, la pensa come Franci e Lio Scheggi: «Prima di mandare a casa un sindaco bisogna pensarci bene. Nelle parole degli esponenti gavorranesi del mio partito, che va detto si erano ben organizzati per portare a casa il risultato, non ho colto fatti così gravi a carico di Borghi. Così facendo, ai nostri alleati, diamo il segnale di quelli che non rispettano i patti e quando non vincono ribaltano il tavolo. Sono scoraggiato».
Un pensiero che sarebbe condiviso da diversi big del Pd; che mercoledì scorso hanno preferito/dovuto intrupparsi o assentarsi ma - sia prima che dopo, in altre stanze, lontano da taccuini e telecamere - avrebbero confidato, senza mezzi termini, la propria idea. Si fanno i nomi del segretario Marzio Scheggi, di Anna Rita Bramerini; e ancora - con sfumature - di Leonardo Marras e di alcuni colleghi sindaci di Massimo Borghi. «Non voglio entrare nel merito delle questioni che a Gavorrano hanno scavato il solco tra Pd e Borghi - dichiara un noto esponente del Pd grossetano - ma un errore di metodo è stato sicuramente commesso. Domando: un territorio può presentare in autonomia una mozione di sfiducia così importante sapendo che c'è una direzione provinciale del partito già fissata per discutere del problema? Se il Pd di Gavorrano annuncia al mondo di aver staccato la spina al sindaco di Sel e poi qualche giorno dopo viene a chiedere sostegno a noi e al regionale quale risposta dovremmo dare? E' chiaro che scatta il sostegno.

Ma non si può pretendere che sia convinto e unanime. Qualcuno in questa vicenda ha fatto il furbo. Non ha ascoltato il segretario. Se ne è infischiato alla grande di eventuali ripercussioni. Diversamente sarebbe andata se l'ordine del giorno Gavorrano fosse stato esaminato, senza condizionamenti, a Grosseto e a Firenze. La politica è mediazione, compromessi e rispetto delle alleanze. A Gavorrano si è dimenticato certi aspetti». Il consigliere regionale Lucia Matergi ha invece denunciato nella direzione di mercoledì, la "solitudine" in cui è stato lasciato il Pd di Gavorrano ritenendo tardivo l'intervento del provinciale.

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