Il dolore
«Mio marito sfrattato dal cimitero»
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MAESTRO. A destra Alberto Manzi quando era sindaco a Pitigliano; a destra la vedova Sonia Boni La rabbia della vedova dell'ex sindaco di Pitigliano, Alberto Manzi
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PITIGLIANO. Stavolta è "troppo tardi". Il maestro Alberto Manzi, per il quale non lo era mai, e che, attraverso lo schermo della televisione appena nata, insegnò a leggere e a scrivere a milioni di italiani, dovrà lasciare la sua ultima dimora nel cimitero di Pitigliano. Paese del quale è stato sindaco dal '94 al '97, anno in cui dovette dimettersi perché gravemente ammalato. È sepolto in terra, l'area è esaurita, sono trascorsi gli anni stabiliti da un regolamento che risale a molti anni fa, e l'attale sindaco Dino Seccarecci, dice che non ha fatto altro che sottoscrivere un'ordinanza di routine. Ma la vedona del maestro Manzi, Sonia Boni, che vive a Grosseto, è indignata, pur sapendo che le regole sono queste. «Lunedì 30 agosto - scrive in una lettera aperta - un amico di famiglia mi ha comunicato che la salma di Alberto verrà riesumata perché trascorsi più di 10 anni: l'ordinanza affissa all'interno del cimitero. Nessun avviso da parte del Comune nei miei confronti, nessuna attenzione per le sue spoglie benché sia stato sindaco di quel paese. Mio marito entrerà come personaggio nei 150 anni della Storia d'Italia nel 2011, c'è un Centro studi a Bologna che lavora da anni per portare avanti la sua memoria, ci sarà una mostra a Belo Horizonte in Brasile, ora ad ottobre, la Rai sta preparando una fiction sulla sua vita, e potrei fare un elenco lunghissimo delle iniziative a suo favore. Mi chiedo: come può un paese dove Alberto è vissuto 13 anni e di cui è stato amministratore, mettendo in cantiere tanti progetti, essere tranquillamente sfrattato perché non è degno nemmeno di avere un pezzo di terra per riposare in pace? Perché dà fastidio anche da morto? Come mai in tante parti d'Italia Alberto è vivo nella memoria collettiva delle persone e a Pitigliano ci si vuole disfare delle sue spoglie senza avere la delicatezza di avvertire i familiari?» Sonia Boni è un fiume in piena. «So - dice - che spetta ai familiari, qualora il regolamento non disponga altrimenti, leggere l'eventuale ordinanza di esumazione che riguarda i loro defunti, so anche che il Comune non aveva l'obbligo di avvisare i parenti, ma mi sarebbe bastata una telefonata. Mio marito è ancora nel cuore di tanti italiani, si è dato da fare moltissimo per Pitigliano finché un tumore non l'ha stroncato. È l'ultimo della lista, ma non mi consola». Così come non la consola la visita, l'8 agosto scorso, al Museo all'Aperto voluto dal marito: «È intitolato ad Alberto Manzi - dice -, ma non c'è nemmeno un suo libro e so che tante persone vanno lì e li chiedono. Senza dire che è un luogo di abbandono». E il progetto originale? «Quello non è finito».
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