Il dolore
Niente sospensiva il Tar dà il via libera al centro al Casalone
G.F.
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CASALONE. Una delle gallerie interne al centro commerciale 2 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Dopo due giorni di camera di consiglio (anche per altri ricorsi, ndr) i giudici del Tar della Toscana hanno deciso: no alla sospensiva richiesta da Unicoop Tirreno dell'efficacia del parere favorevole della conferenza dei servizi sul centro commerciale al Casalone. In sostanza il Tar, in attesa del giudizio nel merito del ricorso, non ferma il centro commerciale "Vecchia Aurelia". Si tratta di un sostanziale via libera all'apertura, prevista per il prossimo 25 novembre (vedi pagina a fianco, ndr). «Non possiamo che essere soddisfatti - commentano Riccardo Piccionetti e Romelio Ricci, di Barghi Srl -. E del resto sapevamo di non aver fatto niente di irregolare. Questa non è una sentenza nel merito sia chiaro, ma per decidere sulla sospensiva i giudici devono comunque guardare a fondo la pratica. Quindi hanno dato una prima valutazione a noi favorevole». Il ricorso presentato al Tar da Unicoop chiedeva che venisse sospesa l'efficacia della decisione presa dalla conferenza dei servizi, il 24 maggio scorso. In tale occasione è stata rilasciata l'autorizzazione all'apertura di un centro commerciale di mq 7460 di superficie di vendita (3980 per alimentare, 3480 non alimentare) a seguito di trasferimento di due autorizzazioni di cui sono titolari rispettivamente Oviesse Spa e La Rinascente del Mobile. Ma i giudici (presidente Maurizio Nicolosi, consiglieri Carlo Testori e Bernardo Massari) hanno stabilito che non ci sono i presupposti per l'accoglimento della sospensiva. «Ci aspettiamo che i giudici confermino questa indicazione anche con la sentenza di merito - dicono ancora Piccionetti e Ricci -. Intanto noi apriamo, anche se fra poco sarà discusso anche il ricorso che ha fatto Sma. Sarà solo un caso, sia chiaro, ma il ricorso di Sma (Gms Srl, Stella Srl e la Fortezza Srl, ndr) è stato presentato dallo stesso avvocato che ha fatto quello per Unicoop Tirreno (Giovanni Genta, ndr). Poi ci sarà anche la causa civile. Per non farci aprire e assumere 250 persone le stanno davvero provando tutte».
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