Sicurezza
L'addio nel giorno del compleanno
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LULTIMO SALUTO. Simona, la mamma di Manuel, esce dalla chiesa del Cottolengo abbracciata da un parente. Ieri al funerale tanti bambini hanno salutato il loro piccolo amico Tantissimi bambini silenziosi al funerale del piccolo Manuel
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GROSSETO. Un nugolo di bambini, ordinati, ben vestiti, ben pettinati. Silenziosi. Doveva essere il giorno della festa ieri, per loro, il compleanno dell'amico Manuel, e già erano pronti i regali, i palloncini e le candeline da spegnere sulla torta. E invece si sono ritrovati nel piazzale della chiesa del Cottolengo, sempre per Manuel, ma per dirgli addio per sempre. Morire alla vigilia del giorno più bello della vita, quello che ricorda quando si è venuti al mondo, è assurdo. Farlo dopo soli sette anni da quel giorno è cosa impossibile da decifrare. Manuel Corridori è morto così, giovedì pomeriggio, in un incidente stradale sulla piana della Rombaia non lontano da Castiglione. A fianco il fratellino Tommaso di un anno più piccolo, che è rimasto ferito e ieri non ha potuto salutarlo perché ricoverato a Firenze. C'era invece la madre, Simona, lo sguardo che non si è sollevato un attimo dalla bara del figlio, i gesti impietriti dallo strazio. Accanto a lei nonno Luciano, gli zii Barbara e Simone e tutta la famiglia. E, con ancora i segni delle ferite sul corpo, claudicante e sopraffatto dal dolore, c'era Ivan Errante, il carabiniere di 25 anni, compagno della madre, che era al volante al momento dell'incidente. Una delegazione dei militari, con il comandante provinciale Rocco Carpentieri, è arrivata prestissimo e ha seguito la cerimonia insieme alla famiglia. E ancora, amici, compagni di scuola con le mamme, parenti, tutta la città stretta alla bara bianca. Una bara piccola, la bara di un bambino, ma che gli uomini delle onoranze funebri hanno sollevato con inaspettata fatica. Perché quella bara conteneva la vita intera di una persona, tutta ancora da vivere e con tutta l'energia che Manuel aveva appena cominciato a consumare. «Una vita - spiega un commosso don Giovanni che officiato la messa insieme al cappellano dell'aeronautica militare don Gianni Ciorra - che non ha bisogno di benedizioni. Perché "Emanuel" significa "Dio è con noi" e Dio è già con questo bambino. A noi rimane il difficile compito di trovare le parole, ma cosa possiamo dire?». Solo tacere. E per l'intera cerimonia tutta la chiesa è rimasta sommersa in un silenzio composto e dignitoso, «un silenzio che parla al cuore della mamma - spiega il parroco - e riempie la sua solitudine». E il silenzio ha accompagnata la piccola bara, coperta da una coroncina viola e da rose bianche, fino all'uscita della chiesa. Non applausi, per questa morte che non doveva arrivare così presto. La commozione congela ogni gesto. Anche i bambini tacciono, non una bizza, non un segno di stanchezza. Accompagnano l'amico fino a Sterpeto. Per lui, non pacchetti da scartare ma mazzi di fiori e bigliettini. «Ciao, Manuel, ci mancherai». Francesca Ferri IL FRATELLINO Migliorano le condizioni di Thomas GROSSETO. Thomas ieri non era alla chiesa del Cottolengo, a salutare per l'ultima volta il suo fratellino Manuel. Il bambino rimasto ferito nello schianto, sulla strada vicinale di Rombaia, è ricoverato all'ospedale Meyer di Firenze. Il piccolo, 6 anni, accompagnato dall'elisoccorso Pegaso, era arrivato all'ospedale fiorentino in gravissime condizioni. Ieri i medici però, hanno finalmente dato delle buone notizie alla famiglia. Thomas non è in pericolo di vita, ed è stato anche trasferito dal reparto di rianimazione dove era stato ricoverato al suo arrivo all'ospedale pediatrico per un brutto trauma toracico. F.G.
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