Sicurezza
«I tagli alla scuola discriminano i nostri figli ingiustamente»
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CASTELL'AZZARA. I genitori degli studenti della scuola media statale dicono che i loro figli sono discriminati e lo fanno attraverso una lettera aperta firmata da Cesare Fazzini che ringrazia «a nome di tutti i nostri ragazzi» il sindaco Mambrini e l'assessore Lazzeri «per la consueta sensibilità dimostrata». «Sembrerà strano - si legge nella lettera -, ma nel 2010 siamo ancora di fronte a discriminazioni sociali che vanno persino di là delle disposizioni di legge». I genitori si ricollegano all'assemblea pubblica svoltasi alla presenza delle autorità locali, provinciali, della comunità montana e al dirigente scolastico. Tutto nasce dai tagli imposti dalla manovra finanziaria che prevede la diminuzione degli organici scolastici. «Il Decreto Ministeriale del 24 luglio 1998 nr. 331 e sue successive integrazioni e/o modificazioni in materia di "Disposizioni concernenti la riorganizzazione della rete scolastica, La formazione delle classi, e la determinazione del personale della scuola" disciplinava che per l'anno scolastico 2009/2010 la formazione delle pluriclassi fosse attuabile con un minimo di 6 e fino a un massimo di 12 alunni, ma che, a partire dal 2010/2011 si adeguassero i parametri per la formazione delle pluriclassi elevando il minimo a 8 e il massimo a 18 alunni con possibilità di deroghe non superiore al 10%. Per il prossimo anno scolastico la formazione della pluriclasse sarebbe consentita solamente se non si superassero i 20 alunni totali compresa la percentuale in deroga. Ma allora perché nonostante i nostri iscritti siano 22 tra prima e seconda media, devono avere la pluriclasse? In virtù di quale regola i nostri ragazzi devono subire questa ingiustizia? Sarebbe quanto mai opportuno che qualcuno spiegasse a noi genitori e, soprattutto ai nostri figli, per quale oscuro motivo devono essere discriminati in maniera così palese nonostante ci siano disposizioni di legge in materia e il diritto allo studio è sancito dalla Costituzione. Sarebbe veramente il caso che il ministro della Pubblica istruzione, e i suoi funzionari competenti per territorio si recassero a vedere con i propri occhi ciò che l'applicazione delle loro leggi, peraltro illegittime, provoca in termini di discriminazione e ingiustizia sociale in una piccola comunità di montagna dove, bontà loro, tutti, bambini compresi affrontano quotidianamente disagi più o meno gravi derivanti dalla distanza da altri e più importanti centri urbani, dalla scarsità di servizi riservati a questo tipo di territori ai quali, non dimentichiamolo, viene però chiesto un contributo in termini di tasse e imposte pari ad altri decisamente meglio serviti e più fortunati». «Una volta terminate le medie - si legge ancora - questi stessi ragazzi dovranno affrontare un percorso scolastico superiore che li costringerà a recarsi, nella migliore delle ipotesi, a distanze di 25 km in montagna che significano almeno un'ora di tempo di percorrenza con mezzi pubblici. Il nostro è un grido di allarme perché venga riconosciuto il diritto allo studio dei nostri figli».
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