Il Tirreno

Grosseto

Addio Marconi, ragioniere del ring

Maurizio Caldarelli
<b>CAMPIONE D&#146;EUROPA DEI WELTER</b> Emilio Marconi ritratto del 2006 mentre mostra un suo ritratto degli anni Cinquanta
◗
CAMPIONE D’EUROPA DEI WELTER Emilio Marconi ritratto del 2006 mentre mostra un suo ritratto degli anni Cinquanta

Nel 1956 diventò campione d'Europa in un match entusiasmante

3 MINUTI DI LETTURA





 GROSSETO. La Maremma sportiva piange la scomparsa di Emilio Marconi, uno dei suoi più grandi atleti di sempre. Se n'è andato in punta di piedi, a 83 anni, nella sua abitazione di via Abruzzi, dopo ha trascorso serenamente, da pensionato della Provincia (il presidente di allora, Evangelisti, lo aveva assunto come contabile), l'ultima parte della sua vita. Un "buen retiro" dal quale usciva raramente, magari per andare a seguire qualche incontro di boxe.  Non ce ne vogliamo gli altri pugili che hanno tenuto alto il nome della "noble art" maremmana, ma Emilio, "il ragioniere del ring", è stato il più grande di tutti.  Le sue imprese vengono tramandate ancor oggi da padre in figlio e tutti i grossetani sanno cosa successe quella fredda notte del 12 febbraio 1956, in cui Marconi, battendo il francese Idrissa Dionne all'Arena Fabbri di Barbanella, si laureò campione d'Europa dei pesi welter, facendo impazzire di gioia un'intera città, che sfidò la neve pur di celebrare l'evento in maniera adeguata.  Fu un'occasione unica, indimenticabile, visto che gli altri cinque combattimenti con la cintura continentale in palio, Emilio li fece fuori dalla sua amata città. L'inglese Waterman, dopo un pareggio a Roma, riuscì a spodestarlo, ma ebbe la forza di riprendersi quel titolo contro Herbillon, prima di arrendersi definitivamente a Duilio Loi (dopo essere stato costretto a perdere molti chili in 48 ore per rientrare nel peso) in un match che è rimasto nella storia della boxe mondiale per la sua bellezza.  A Emilio Marconi non piaceva fare a cazzotti: per lui la boxe era arte, una scherma, non irruenza. L'avventura pugilistica iniziò nell'immediato dopoguerra (con qualche esperienza nel 1942) nei seminterrati di via Porciatti, dove oggi c'è il Magistrale. Ci volle poco a capire che quel ragazzo, che era bravo anche a calciare un pallone, avrebbe fatto strada: Battigalli dirigeva la palestra, ma era Marconi a dare un'impostazione ai ragazzi, una specie di allenatore-pugile.  Nel 1946 sostenne il suo primo incontro da dilettante e il suo modo di combattere piacque subito: attento, rapido, saltellava sul ring con leggerezza, teneva avanti il sinistro e lasciava andare il destro come una saetta, attento a non farsi colpire. Quasi una danza, la sua sul quadrato; un modo di combattere che gli valse l'appellativo di "ragioniere del ring" ma anche di "pugile ad economia". Con questa tattica però di colpi duri non ne ha mai presi. Ricordava solo quello di Andressi in un combattimento a Grosseto nel 1950, in un match che comunque vinse ai punti. Nel 1949 passò tra i professionisti, disputando 73 combattimenti in dieci anni, con 53 vittorie (11 per ko), 12 sconfitte e sette pareggi. Un ruolino da grande campione. Il più grande.  Lascia la moglie Mara ed il figlio Riccardo, ai quali vanno le nostre sentite condoglianze. I funerali si svolgeranno questa mattina alle 10,45, partendo da via Abruzzi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa