Il Tirreno

Grosseto

Oggi direzione del Pd, addio all'unità E' muro contro muro

<strong>PD.</strong> Il segretario Marzio Scheggi
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PD. Il segretario Marzio Scheggi

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GROSSETO. Se a tener banco è la crisi di Gavorrano, oggi è anche il giorno della direzione del Pd.  Dovrebbe uscire un documento unitario in preparazione all'imminente congresso, almeno così era stato deciso nella precedente assemblea, ma alla fine gli schieramenti sono rimasti sulle proprie posizioni e si andrà, tanto per cambiare, al muro contro muro. Il documento doveva essere una sintesi raggiunta dall'esecutivo, insieme al segretario, ma da una parte del partito è stata scelta una strada diversa e oggi, in direzione, si tireranno le somme.

Lunedì, durante l'esecutivo, è stato Roberto Valente a far sapere al segretario che un documento era già in preparazione, ad opera di una "commissione", messa insieme da Barbara Pinzuti. E sempre lunedì, in una partecipata riunione dell'Area Democratica, Giancarlo Bastianini ha chiarito che non sarebbero state accettate imposizioni da nessuno.  In sostanza, nessun documento unitario. La componente che ha vinto il precedente congresse va per la propria strada. L'altra componente, che pure in provincia ha un peso importante, non accetta compromessi e chiede di avere pari dignità. E così l'unitarietà predicata da Andrea Manciulli va a farsi benedire e il Pd rischia di arrivare alle scadenze elettorali non solo ai ferri corti con Sel, ma anche profondamente diviso. Vedremo.  «Serve un confronto - ha detto Bastianini lunedì, all'incontro - con tutti gli iscritti che sentono il bisogno di un partito nato per valorizzare le storie diverse dei fondatori, evitando che una identità possa prevalere sull'altra, perché questo sarebbe la morte politica. Perciò disponibilità ad un congresso di confronto tra tutti gli iscritti, rispettando tutte le diverse sensibilità, contrari ad una impostazione che veda le istituzioni o pochi eletti decidere per tutti.

È opportuno arrivare al primo vero congresso territoriale forti di un dibattito interno ed esterno, richiamando quel popolo delle primarie che in provincia di Grosseto fu di oltre 15 mila presenze, onde evitare che le contrapposizioni di carattere personale possano inquinare il confronto, per cui non sarà accettato il tentativo, qualora vi fosse, di emarginare chi non si allinea. Nessuno può essere considerato estraneo nel partito che, insieme ad altri, ha contribuito a fondare».  In sostanza, da una parte si spinge perché i posti di decisione e potere vadano tutti a chi ha vinto il congresso. Dall'altra si chiede pari dignità decisionale. Un percorso che farà andare le due componenti ognuna per la propria strada, magari con due candidati diversi.

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