Proteste
Perseguitava la sua ex: arrestato
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DIFENSORE Lavvocato Riccardo Lottini Telefonate continue, pedinamenti e poi minaccia di darsi fuoco
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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Anche se all'ultimo appostamento si era presentato con un mazzo di rose, è pericoloso per tutti. Per sé, perché aveva anche minacciato di darsi fuoco. Ma anche e soprattutto per la sua ex, perseguitata ovunque. A casa, sul luogo di lavoro, negli spostamenti: era anche stata presa per il collo. E pericoloso anche per il padre di lei, con il quale aveva avuto più di un alterco, uno il 20 giugno quando aveva cercato di entrare in casa. «Prigioniero di una sorta di ossessione pseudo amorosa confinante con il patologico, che ha innescato un pericoloso corto circuito che lo potrebbe pericolosamente portare a distruggere ciò che non può avere, oltre che a fare male a se stesso, tenuto conto del quadro depressivo che lo caratterizza», come scrive il giudice Marco Mezzaluna. Deve essere curato lo stalker arestato dai carabinieri nella notte tra mercoledì e giovedì a Castiglione al termine dell'ennesimo episodio di cui è rimasta vittima la ragazza: l'arresto è stato convalidato e adesso lui, 27 anni, originario di Campagnatico ma abitante a Marina di Grosseto, sarà posto in custodia nel reparto di psichiatria del Misericordia. Non sarà necessario il piantonamento. La soluzione alternativa è stata proposta, di concerto con il difensore Riccardo Lottini, dal primario della psichiatria, che lo aveva visitato in carcere e aveva suggerito una terapia. Il giovane, che si era già rivolto alla Asl per avere assistenza, ma non per farsi somministrare farmaci, non riesce a controllare gli impulsi violenti. Dice il difensore, che lo ha incontrato in carcere: «Il mio assistito è consapevole del fatto di aver sbagliato». Poche le parole pronunciate dall'arrestato, il quale ha spiegato di non aver mai voluto far male alla sua ex fidanzata, sua coetanea, con la quale era stato insieme 8 anni. Ma già l'aver annunciato di voler compiere qualcosa di tragico se lei non fosse tornata con lui sono stati motivo d'ansia per la ragazza e i suoi familiari, secondo Procura e Tribunale, e uniti a tutti gli altri fatti raccontati nelle querele sono tali da giustificare una misura restrittiva. Una volta, lui si era presentato davanti al ristorante dove lei lavora: in una mano una tanica di benzina, nell'altra un coltello. «Mi dò fuoco». Non aveva dato seguito ma il gesto era stato vissuto con grande apprensione dalla ragazza e dai familiari di lei. Tutti vivevano, dall'aprile scorso, un'odissea: chiamate continue al telefono, al citofono di notte, e le minacce di spaccare tutto. L'altra notte, l'epilogo con l'arresto.
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