Il Tirreno

Grosseto

«La città del tutto e del niente»

Paola Villani
<b>SPIAGGIA.</b> Sotto attacco da tutti i punti di vista Dallo sporco ai tatuaggi per finire coi marsupi
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SPIAGGIA. Sotto attacco da tutti i punti di vista Dallo sporco ai tatuaggi per finire coi marsupi

La rivista Rolling Stone dà ragione ai Baustelle su Follonica

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 FOLLONICA. Città dipinta come "un'unica ribollita". Se i Baustelle avevano cantato le spiagge sporche di Follonica, ora ci pensa il mensile "Rolling Stone" a dire che hanno ragione sul numero della rivista musicale in uscita proprio oggi.  Gilda Aloisi ha fatto un reportage fotografico per scoprire se sulle spiagge follonichesi ci sono davvero come cantano i Baustelle "cicche e collant, penne bic, lische e caffè". Conclusione? "Magari ci fossero solo quelle". Si legge nel sottotitolo del servizio.  Una bomba mediatica che arriva in piena stagione turistica, quando Follonica già sta pagando pesantemente la crisi economica. "Saluti da Follonica" questo il titolo del reportage: una serie di fotografie scattate qua e là. Follonica è raccontata come la città "del tutto e del niente". Giudizi pesanti. "Per molti Follonica è la città dell'acca aspirata, delle fonderie e dei fondali bassi. Ma è anche il di dietro tutto operaio di Punta Ala e Castiglione della Pescaia" si legge nelle didascalie. E ancora: "A Follonica l'istituzione è la famiglia, in tutte le sue più sacre e colorite espressioni. Dal pranzo imbandito in pineta o sotto l'ombrellone, alla paziente disponibilità dei padri a stare dietro ai figli, il tempo in spiaggia è scandito da primari fabbisogni umani. Da queste parti vince il compromesso, la modestia del sacrificio e un apparente godimento per le cose semplici. Qui, sotto un unico ed esibito marchio, il made in Italy, soggiornano le più anarchiche interpretazioni della moda e della cultura italiota. Esclusi i kite surf, ghettizzati al Puntone, non c'è una cosa che si assomigli. A Follonica non si impone la bellezza ma la comodità. Su queste spiagge ci si sente liberi di portare senza imbarazzo la pancia, il tatuaggio, il costume taroccato e il marsupio". E, poi, ancora foto e ancora giudizi aspri. "Anche il turismo dell'Est finisce con il sembrare italiano. Questa è la costa in cui Pupo e il suo proverbiale 'de bosco e de riviera' trovano finalmente casa. Qui si alterna l'improbabile: la pineta, le colonie estive, i rilievi toscani e i palazzoni da riviera adriatica. A parte i consueti residui biologici da pineta, la presenza inspiegabile di alcuni mostri di cemento sulle spiagge e qualche alga, abbiamo incontrato un paesaggio metal-pop, colorato, disarmonico, spaparanzato, oliato e incredibilmente fatto in casa".

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