Il Tirreno

Grosseto

Tiemme, posti di lavoro a rischio

<b>TRASPORTI </b>La &#147;superazienda&#148; nel mirino dei sindacati
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TRASPORTI La “superazienda” nel mirino dei sindacati

L'allarme dei sindacati per la nuova società di trasporto pubblico

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 GROSSETO. Non è ancora nata ma il suo futuro è già incerto. O, meglio, è incerto il futuro dei suoi 1.200 lavoratori e dei loro stipendi, secondo le denunce dei sindacati. Tiemme spa, ovvero Toscana Mobilità, la nuova azienda di trasporto pubblico che, dal 1º agosto, riunirà Atm di Piombino, Lfi Arezzo, Train Siena e la grossetana Rama, già non piace a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Faisa e Ugl che, martedì scorso a Siena, all'incontro con l'azienda, hanno fiutato manovre a discapito del personale e hanno abbandonato il tavolo delle trattative. Nell'incontro, spiegano i sindacati in una nota congiunta, «si è riscontrato nuovamente un atteggiamento aziendale teso solo ad abbattere il costo del lavoro». E questo nonostante gli impegni presi da Tiemme il 15 luglio scorso di mantenere i livelli occupazionali ed economico-normativi attuali. Ma nella trattativa per raggiungere un accordo quadro, spiegano Filt, Fit, Uiltrasporti, Faisa e Ugl, la chiusura dell'azienda è stata totale. I sindacati lamentano di non aver ricevuto giustificazioni plausibili sulle annunciate riduzioni degli stipendi e sulla mancata ricollocazione del personale inidoneo alle mansioni di provenienza, addebitate in modo generico alla crisi economica e alla manovra finanziaria. D'altro canto, Tiemme «si è guardata dal tagliare privilegi e sprechi da sempre esistenti in alcuni settori dirigenziali», continuando - spiegano i sindacati - a «mantenere privilegi economici di elevata entità a figure dirigenziali e quadri ricoperti da chi è addirittura in pensione». L'annunciato piano industriale teso a cercare nuove nicchie di mercato per garantire stabilità economica e occupazionale sarebbe, per i sindacati, «un'operazione squisitamente politica».  Marco Simiani, presidente di Rama spa, invita alla prudenza e assicura che «nessuno rischia niente. È il solito tanto rumore per nulla e già domani (oggi per chi legge, ndc) spiegheremo in un incontro congiunto come stanno le cose». I sindacati, intanto, si appellano alle istituzioni, confermano gli indirizzi presi a metà luglio e sperano che si riaprano presto le trattative. E mettono in guardia: le aggregazioni, se fatte per risparmiare e innalzare la qualità, non devono essere pagate dai lavoratori. F.F.

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