Italia
Il fuoco ha mangiato Monte Leoni
Gabriele Baldanzi
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LE LINGUE DI FUOCO. Sulla collina di Montorsaio sul versante che guarda Roccastrada Secondo giorno di fiamme: 25 ettari distrutti, danni anche alla fauna
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GROSSETO. Ci sono volute cinque ore sabato, altrettante ieri, per spegnere l'incendio che si è propagato nelle colline che i grossetani conoscono come Monte Leoni, in un triangolo di macchia mediterranea vicino ai paesi di Montepescali, Sticciano e Montorsaio, baricentro tra 3 comuni: Grosseto, Roccastrada e Campagnatico. In totale - da una prima stima - sarebbero andati in cenere circa 25 ettari. Quello che si presentava ieri sera ai volontari in transito sulla strada bianca che attraversa Monte Leoni e scollina tra i due versanti, era un paesaggio lunare, spettrale. Un incendio come in Maremma non capitava di vedere da qualche anno, molto più ampio di quello che nel 2007 interessò la zona di Roccalbegna e Monte Labro, sull'Amiata. Anche perché stavolta a rendere complicate le operazioni di spegnimento e bonifica ci si è messo il vento di maestrale, alimentando le fiamme, rianimandole sotto la cenere, deviando il fuoco in punti inaccessibili. Per un paio di ore, sabato, il fronte ha avanzato in direzione del deposito di munizioni dell'esercito, in località Versegge, facendo temere il peggio. Per mettere in sicurezza l'area sono intervenute cinque squadre dei vigili del fuoco, la Forestale, i volontari della protezione civile, tre elicotteri e un Canadair. Non è bastato. Dopo una notte di fumaiole e apparente tranquillità ieri il fuoco ha ripreso la sua corsa, per fortuna in un'altra direzione. Sono stati allertati anche i comandi dei vigili del fuoco di Siena e Livorno. I canadair in azione sono diventati quattro, due gli elicotteri. Mobilitato anche l'esercito. Decine di uomini impegnati nell'opperazione; hanno lavorato senza sosta dalle 11 del mattino su 3 diversi focolai. Sul posto è arrivato anche il vicecomandante dei vigili del fuoco di Grosseto a coordinare le operazioni. Giove Pluvio, invece, non è venuto in soccorso. E' piovuto a pochi chilometri di distanza ma non qui. Come a a Batigliano, dove dalle parti del cimitero, un fulmine ha innescato un incendio di sterpaglie spento senza allarmi. Per fortuna nella zona di onte Leoni non c'erano abitazioni e nessuno è mai stato in pericolo. Alla fine si è dimostrato determinante il lavoro dei mezzi aerei ma anche la capillare "barriera" creata a terra, là dove è stato possibile portare i mezzi. La situazione è tornata sotto controllo dopo le 17. Oggi sarà possibile fare una prima stima del danno e provare a capire se dietro l'innesco delle fiamme ci sia la mano dell'uomo. Molti animali selvatici sono rimasti intrappolati, soffocati o bruciati. Annerito un lembo stupendo di macchia mediterranea. Per anni il paesaggio, qui, sarà condizionato da queste 12 ore in balia del fuoco. Quello di Monte Leoni è il secondo rogo di una certa entità che si registra in Maremma negli ultimi giorni. Il 16 luglio scorso, con una analoga situazione meteo (temperature elevate e vento), erano andati a fuoco 15 ettari di macchia mediterranea e sterpaglie in località Osa, tra Fonteblanda e Albinia, arrivando a minacciare una struttura turistica.
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