Sicurezza
Nasce l'alleanza trasversale per la biblioteca in centro
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PD Stellini3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Il profumo delle elezioni ormai alle porte trasforma il dibattito sulla futura collocazione della biblioteca comunale in un terreno di scontro politico. Quando, ormai più di un anno fa, il sindaco Bonifazi annunciò l'intenzione di portare nel Palazzo Ricasoli di via Mazzini non più la Chelliana bensì l'università, nessuno (eccezion fatta per l'architetto Aureli) aprì bocca.
Ora invece le prese di posizione si moltiplicano. Al punto da creare inedite alleanze trasversali tra le opposizioni e da spingere parti del Pd a difendere la scelta - ribadita a due voci dal sindaco stesso e dal presidente della Provincia, Marras - di costruire una Chelliana nuova di zecca alla cittadella dello studente.
Per la gioia se non altro proprio dell'architetto Aureli, che aveva auspicato - sul tema - prese di posizione chiare da tutti, politici compresi. All'attacco del tandem Bonifazi-Marras si lancia un eterogeneo gruppo composto da tre esponenti dell'opposizione consiliare (Tania Amarugi, Movimento per il Bene Comune; Fabrizio Viggiani, Pdl; e Fiorenzo Linicchi, Pdci) e due rappresentanti di associazioni, Fabrizio Druda (Comitato pro-Chelliana) e Michele Scola (Italia Nostra): cinque firme in calce a un documento che contesta «il metodo, la forma e il modo adottati» nella decisione.
«La scelta del luogo - scrivono i cinque - è strettamente collegata al tema della definizione dei ruoli, delle finalità, delle ragioni d'essere della biblioteca, che non possono essere liquidati da motivi di riprogettazione di spazi aggregativi come sostiene l'assessore Ferretti o dai costi lievitati e dei pochi margini di futuro ampliamento come sostenuto da Bonifazi e Marras.
La Chelliana per Grosseto è simbolo e quando si è da sempre pensato a essa, l'approccio è stato anzitutto di natura etica e civile, quindi in chiave di doveri verso la comunità di appartenenza. Il ruolo sociale della Chelliana, riteniamo, deve essere contestualizzato nella più ampia tematica del diritto alla cultura, evitando di considerarla come biblioteca a sé stante rispetto agli altri istituti culturali quali i musei e gli archivi, che trovano appunto la collocazione nel centro storico di Grosseto e non alla cittadella dello studente.
Cogliamo, pertanto, nella decisione di non riportare la Chelliana in centro nella sua sede storica, l'assenza di una visione strategica d'insieme che in particolare non tende a far emergere la dimensione sociale e educativa della cultura».
Amarugi, Viggiani, Linicchi, Druda e Scola lanciano una controproposta: trasferire alla cittadella dello studente non la Chelliana, bensì «dentro un'unica altra biblioteca quelle delle scuole superiori e l'Università, creando sempre nell'area un'adeguata casa dello studente con mensa, affinché, nella logica di filiera corta della formazione, Grosseto possa irrobustire azioni di diritto allo studio e divenire attrattiva per studenti provenienti da altre zone, anche fuori Regione».
Ciò che i cinque contestano, allora, è «una decisione presa in fretta e in modo estemporaneo con l'aggiunta di non aver coinvolto i luoghi deputati a prendere decisioni "di peso" come i consigli comunale e provinciale per di più senza conoscere quale sia la visione complessiva della città di Grosseto che l'attuale governo cittadino intende perseguire.
Ecco perché - concludono - invitiamo a sospendere la decisione e ad avviare, in modo trasparente e chiaro, un dibattito nella consapevolezza che non si può imboccare una strada per convenienza e debolezza, come il governo cittadino dimostra, una scelta che fa essere stranieri chi l'ha voluta e chi l'ha subita, perché estranea a casa nostra, presso di noi».
Ora invece le prese di posizione si moltiplicano. Al punto da creare inedite alleanze trasversali tra le opposizioni e da spingere parti del Pd a difendere la scelta - ribadita a due voci dal sindaco stesso e dal presidente della Provincia, Marras - di costruire una Chelliana nuova di zecca alla cittadella dello studente.
Per la gioia se non altro proprio dell'architetto Aureli, che aveva auspicato - sul tema - prese di posizione chiare da tutti, politici compresi. All'attacco del tandem Bonifazi-Marras si lancia un eterogeneo gruppo composto da tre esponenti dell'opposizione consiliare (Tania Amarugi, Movimento per il Bene Comune; Fabrizio Viggiani, Pdl; e Fiorenzo Linicchi, Pdci) e due rappresentanti di associazioni, Fabrizio Druda (Comitato pro-Chelliana) e Michele Scola (Italia Nostra): cinque firme in calce a un documento che contesta «il metodo, la forma e il modo adottati» nella decisione.
«La scelta del luogo - scrivono i cinque - è strettamente collegata al tema della definizione dei ruoli, delle finalità, delle ragioni d'essere della biblioteca, che non possono essere liquidati da motivi di riprogettazione di spazi aggregativi come sostiene l'assessore Ferretti o dai costi lievitati e dei pochi margini di futuro ampliamento come sostenuto da Bonifazi e Marras.
La Chelliana per Grosseto è simbolo e quando si è da sempre pensato a essa, l'approccio è stato anzitutto di natura etica e civile, quindi in chiave di doveri verso la comunità di appartenenza. Il ruolo sociale della Chelliana, riteniamo, deve essere contestualizzato nella più ampia tematica del diritto alla cultura, evitando di considerarla come biblioteca a sé stante rispetto agli altri istituti culturali quali i musei e gli archivi, che trovano appunto la collocazione nel centro storico di Grosseto e non alla cittadella dello studente.
Cogliamo, pertanto, nella decisione di non riportare la Chelliana in centro nella sua sede storica, l'assenza di una visione strategica d'insieme che in particolare non tende a far emergere la dimensione sociale e educativa della cultura».
Amarugi, Viggiani, Linicchi, Druda e Scola lanciano una controproposta: trasferire alla cittadella dello studente non la Chelliana, bensì «dentro un'unica altra biblioteca quelle delle scuole superiori e l'Università, creando sempre nell'area un'adeguata casa dello studente con mensa, affinché, nella logica di filiera corta della formazione, Grosseto possa irrobustire azioni di diritto allo studio e divenire attrattiva per studenti provenienti da altre zone, anche fuori Regione».
Ciò che i cinque contestano, allora, è «una decisione presa in fretta e in modo estemporaneo con l'aggiunta di non aver coinvolto i luoghi deputati a prendere decisioni "di peso" come i consigli comunale e provinciale per di più senza conoscere quale sia la visione complessiva della città di Grosseto che l'attuale governo cittadino intende perseguire.
Ecco perché - concludono - invitiamo a sospendere la decisione e ad avviare, in modo trasparente e chiaro, un dibattito nella consapevolezza che non si può imboccare una strada per convenienza e debolezza, come il governo cittadino dimostra, una scelta che fa essere stranieri chi l'ha voluta e chi l'ha subita, perché estranea a casa nostra, presso di noi».
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