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Grosseto

Comune e Provincia: ormai è deciso, sarà a Braccagni, punto considerato strategico

«Sì alla piattaforma logistica»

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BRACCAGNI. Qui nascerà il Polo logistico

Marras e Bonifazi concordano: è fondamentale per l'economia

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 GROSSETO. Se la Maremma vuol davvero uscire dal recinto, se le sue produzioni di eccellenza vogliono davvero promuovere il territorio nel mondo e rafforzare l'asse tra agricoltura e turismo che caratterizza l'economia maremmana, allora serve una piattaforma logistica, un luogo che renda più semplice e meno costosa la commercializzazione dei prodotti.  È un po' questo il messaggio, unanime, che ieri mattina hanno dato il presidente della Provincia Leonardo Marras, il presidente della camera di commercio Giovanni Lamioni e il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi nel corso del convegno in cui è stato presentato lo studio di prefattibilità di una porzione di quella che potrebbe essere la piattaforma logistica pensata dalla società Pilt, una porzione, però, legata al comparto agroalimentare, e dunque, strategica per l'economia maremmana.  A chi si pone problemi, in merito all'opportunità di una trasformazione del territorio della piana di Braccagni, dove la piattaforma è stata localizzata, ha risposto il presidente Marras, sottolineando che ci dovranno essere modi e tempi per approfondire un confronto, non su basi ideologiche, perchè, come ha chiarito anche il sindaco Bonifazi, «d'ora in poi, non si discute più se fare la piattaforma logistica, ma di come farla».  «La piattaforma logistica agroalimentare - ha sottolineato Marras - è un'infrastruttura di interesse pubblico, perché costituisce un polo di aggregazione e condizionamento delle merci che può spingere l'intero tessuto imprenditoriale che ruota intorno alle produzioni agricole ad organizzarsi in una logica di filiera», insomma, non solo un contenitore, ma uno strumento «in grado di fare da moltiplicatore del valore aggiunto e di indurre comportamenti virtuosi nelle aziende, elevandone la capacità di aggregazione del prodotto, di prepararlo e consegnarlo nelle quantità e secondo gli standard della domanda. Ma anche migliorandone la penetrazione commerciale sui mercati».  Il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, ha ricordato che la questione non nasce oggi, ma ha radici già nelle previsioni del vecchio Prg. E poi ha aperto al confronto con comitati e associazioni «che in questi mesi - ha detto - hanno sollevato perplessità o manifesta opposizione. Non è in discussione l'utilità dell'infrastruttura, ma come amministratori sensibili alla tutela paesistica e idrogeologica, vogliamo trovare il modo di realizzarla velocemente e con il minor impatto ambientale possibile».  Il presidente della Camera di commercio Giovanni Lamioni ha ribadito al necessitò dell'infrastruttura in un territorio che, nonostante negli ultimi 15 sia passato dal 72º al 45º posto nella graduatoria nazionale del Pil, è agli ultimi posti per dotazione infrastrutturale. La piattaforma logistica di Braccagni servirà a sviluppare l'export, fermo al 5% del Pil, «è funzionale - ha detto - all'internazionalizzazione del nostro sistema d'impresa, e quindi va realizzata». Enrico Pizzi      Uno studio conferma Può servire più province  GROSSETO. Lo studio di fattibilità della piattaforma logistica presentato da Massimiliano Maurizi di Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, non parla dei 30 ettari di piattaforma logistica e delle centinaia di milioni di investimento pensati dalla società Pilt, ma si limita a una porzione - intorno ai due ettari - che dovrebbe essere destinata a una piattaforma intermodale dedicata all'agroalimentare. Dallo studio emerge che la piattaforma potrebbe servire un territorio molto più ampio di quello della provincia di Grosseto - almeno le province di Arezzo, Siena e Viterbo - e emerge che la localizzazione a Braccagni è stata scelta privilegiando la possibilità di essere collegati con l'autostrada e, soprattutto, con la ferrovia. Invitalia ha ipotizzato due percorsi: una piattaforma monomodale, di poco più di 5mila mq, un costo inferiore ai 4 milioni di euro e tempi di realizzazione pari a 30-31 settimane; una piattaforma intermodale con una superficie coperta di poco più di 6mila mq, un costo di circa 5,5 milioni e tempi di costruzione più lunghi, per la realizzazione della connessione ferroviaria. Gianni Fiaccadori dell'istituto nazionale Commercio Estero ha sottolineato che «la grande qualità dei prodotti agroalimentari italiani è riconosciuta da tutti i buyers internazionali, ma c'è spesso un imbuto logistico: le inefficienze del nostro sistema sono state spesso motivo di rinuncia a contratti vantaggiosi».

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