Sicurezza
Matteoli e Alessandri tranquillizzano
Per il Baccarini un futuro legato anche ai "cargo"
Francesca Ferri
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Matteoli 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Il cielo sopra Grosseto si sgombera delle nubi grigie annunciate dall'Enac nel rapporto sulle strategie di programmazione per il sistema aeroportuale italiano, e lo scalo civile maremmano può continuare a sperare di decollare. È il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli a sgomberare il campo dai dubbi, almeno per il momento. Il timore, per i sostenitori dello scalo civile è nato per le indiscrezioni pubblicate dal Sole 24 Ore sul rapporto, che sarà alla base delle decisioni sul futuro piano aeroportuale nazionale che promette di risistemare in modo più razionale e scali di tutta Italia. Il rapporto classifica gli scali italiani in tre categorie: strategici e primari, da mantenere e incentivare con infrastrutture a terra, e poi quelli secondari, da chiudere perché con pochi passeggeri o con scarsi collegamenti a terra. Il Baccarini di Grosseto figura tra questi ultimi e sarebbe a rischio chiusura. «Si tratta solo di uno studio - spiega il ministro Matteoli - commissionato da Enac e trasmesso al ministero, ma che ancora non abbiamo vagliato». La risposta definitiva, spiega Matteoli, arriverà entro la fine dell'anno, quando le infrastrutture decideranno quali aspetti del rapporto Enac sono da considerare per la stesura del piano aeroportuale nazionale. «Mi preme però precisare - conclude il ministro - che il rapporto non è un vincolante per il ministero, no a allarmismi». Allarmismi che non attanagliano Renzo Alessandri, presidente di Seam, società che gestisce il Baccarini. «Il rapporto - spiega - parla genericamente di scali secondari, ma non fa differenza tra quelli con voli di linea e quelli, come il Baccarini, con soli charter. In questo caso l'aeroporto è una risorsa per il territorio e non attinge a finanziamenti pubblici per la gestione». Il redattore del rapporto, l'architetto De Carli, è stato di persona a Grosseto per un sopralluogo, accompagnato da Alessandri. E due sono le considerazioni del presidente Seam che tranquillizzano. La prima è che il Baccarini è uno scalo militare aperto parzialmente al traffico civile, e l'aeroporto militare di certo non chiuderà. Dunque neanche la parte civile sarà soppressa. La seconda è che il rapporto disegna le linee per elaborare un piano aeroportuale nazionale ispirato a una nuova filosofia di trasporto che è proprio quella che ha mosso la mano di chi ha voluto lo scalo grossetano. «Oggi - spiega Alessandri - lo sforzo è far incontrare le previsioni del mercato dei trasporti con le esigenze dei territori. E questo è quello che stiamo facendo a Grosseto, dove l'aeroporto civile è uno strumento utile per attrarre mercato turistico. Lo stesso discorso vale per il ramo cargo, imprescindibile per la piattaforma logistica del territorio». D'altro canto, conclude Alessandri, nel centro Italia non esistono strutture aeroportuali cargo. E Grosseto potrebbe candidarsi a essere punto di riferimento dell'intera area.
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