Il Tirreno

Grosseto

Attraversa più volte l’area contrassegnata col “pallone”

Motoscafo semina il panico tra i sub davanti a Punta Ala

Francesca Ferri
<b>PAURA </b>sul gommone d&#146;appoggio ai sub di Punta Ala
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PAURA sul gommone d’appoggio ai sub di Punta Ala

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 PUNTA ALA. Una bandiera rossa con una striscia trasversale bianca su un gonfiabile che galleggia in mare. Per le barche, un segnale chiaro: stare alla larga perché sotto c'è un sub. Ma in realtà non sempre è così. Non lo è stato per i protagonisti di una scampata disavventura lunedì scorso all'isola dello Sparviero, davanti a Punta Ala. Un uomo, a bordo di un otto metri, per tre volte è passato sopra le loro teste nonostante le proteste di chi ha assistito alla scena.  Sono le undici quando Paolo, Francesca, Attilio, Flavio, Giacomo e Francesco si tuffano con le bombole per un'escursione, portandosi dietro il pallone segna sub. Sul gommone d'appoggio a vigilare i compagni rimane Gioia Ancillotti che, con Paolo Zazzeri, dirige la Dive System di Val Piana che produce attrezzature da sub anche per le forze armate. Quella di lunedì è un'immersione "tecnica" per testare dei modelli.  Tutto fila liscio finché un Boston Whaler, un motoscafo di circa 8 metri spinto da due fuoribordo da 200 cavalli l'uno, piomba pericolosamente sul pallone dei suoi compagni e torna alle barche ormeggiate. E lì l'atmosfera da paurosa si fa grottesca. «Un uomo visibilmente allarmato - spiega Gioia - ci chiede se avevamo "perso un pallone da sub". Ma tutti sanno che ai palloni sono legati i sub; se si muovono è perché qualcuno sotto si sta spostando. Ma lui insisteva: non vedeva le bolle degli autorespiratori ed era convinto che qualcuno in acqua stesse male. Ero arrabbiata, ma ho capito la sua buona fede. Gli ho detto che tutto era a posto e di stare alla larga».  E, invece, l'uomo torna sul pallone e, di nuovo, si riavvicina agli altri natanti con la stessa domanda. «A quel punto mi sono innervosita: dimostrava di non conoscere le regole dell'andar per mare e, a far la spola tra noi e il pallone, metteva davvero a rischio i miei amici». Anche altre persone cominciano a gridargli di allontanarsi. «Ma per tutta risposta - prosegue Gioia - si è messo a inveirci contro, insultandoci e minacciandoci di farci "un mazzo così" perché era un rappresentante delle forze dell'ordine». E, come se non bastasse, per la terza volta torna sul pallone da sub, questa volta con in mano il mezzo marinaio, forse per agguantare la cordicella del pallone e "pescare" il malcapitato che ci è agganciato, con il rischio di fargli venire un'embolia. La donna avverte la guardia costiera. Alla capitaneria di Castiglione della Pescaia risalgono al proprietario e scoprono che, contemporaneamente, questi aveva avvisato via radio le capitanerie della costa per segnalare «un pallone alla deriva» e «sub in difficoltà».  «Quando i sub sono riemersi - spiega Gioia - il motoscafo si era già allontanato. Abbiamo raccontato l'accaduto agli uomini della guardia costiera, che sono partiti per rintracciarlo, ma purtroppo la giornata di mare era già rovinata». Per l'uomo, invece, una tirata di orecchie per il procurato allarme e, per la prossima volta, un invito alla prudenza e a girare alla larga dai palloni da sub.

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