Il Tirreno

Grosseto

I tempi sono cambiati, costruire è più vantaggioso che ristrutturare

Luciana Rocchi   Direttrice Isgrec
<strong>ISGREC.</strong> Luciana Rocchi
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ISGREC. Luciana Rocchi

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Il dibattito sulla biblioteca sta entrando, a giudicare dall'ultima pagina di cronaca, in una fase nuova, tutta politica, oserei dire pre-elettorale. Non credo che giovi ai grossetani che hanno a cuore un servizio culturale essenziale e un'istituzione prestigiosa, che celebra quest'anno un compleanno identico a quello dell'Unità nazionale. Mi colloco tra questi, desidero esprimere la mia modesta opinione ancora una volta, come ho fatto in molte sedi. Ho incrociato il mio punto di vista con l'opinione, che tanti anni fa rifiutava di trasferire il liceo Ginnasio da palazzo Ricasoli, contrastandola. Ho espresso dubbi su scelte di allestimento, autore l'architetto Aureli, di recente una delle voci più presenti. Ho auspicato una parola definitiva sulle prospettive, essendo insostenibile ogni ulteriore rinvio. Le risposte, sull'edificazione di una nuova sede alla Cittadella dello studente, non piacciono a chi argomenta oggi su Il Tirreno.  E' vero che il centro storico avrebbe potuto essere il luogo dei luoghi della cultura. Che rimangono sospese ancora non poche questioni; e che tutto si tiene, dalle Clarisse al Marraccini, all'università, al Cassero. Quello di oggi è un risultato, di scelte o non scelte, durante un tempo molto lungo. Tra cui non si può tacere lo smantellamento del Cassero come sede espositiva e la sottoutilizzazione delle Clarisse. Se oggi il mosaico degli edifici e delle necessità - polo universitario, collezione Luzzetti, Chelliana - pare diventato un rompicapo è per ragioni che vengono da lontano, per l'assenza di una strategia forte di politica culturale e l'accantonamento di fatto del problema del centro storico. Non ho mancato di esprimere critiche all'attuale amministrazione e di contestare ritardi.  Ma davvero pensiamo intellettualmente onesto prendere l'ultimo tratto di strada delle politiche del Comune, puntare il dito sul sindaco Bonifazi (perché non sull'assessore Ferretti, al suo posto da pochi mesi?), ignorando che l'Amministrazione di centro-destra, nonostante le promesse, ha avuto come carattere la proclamata diminuzione dell'investimento in cultura? Gli interventi sul centro storico di quei lunghi anni sono sotto gli occhi di tutti, dalla pavimentazione semidistrutta a tanto altro. Di quel che sulla destinazione degli edifici del centro fu deciso allora non resta nulla da conservare. Compresa la ristrutturazione di palazzo Ricasoli. Perché le voci che oggi si levano non si sono fatte sentire prima, l'architetto Aureli non ha messo la sua energia per aiutare la risoluzione dei problemi che hanno bloccato i lavori, visto che era interno, per alcuni aspetti, alla progettazione della biblioteca? Oggi non vedo spazio per inutili nostalgie. I tempi sono cambiati, numerosi esempi dimostrano che costruire di nuovo é più funzionale che ristrutturare. L'urgenza é trovare risorse per fare presto un buon lavoro, ben venga se accanto alla biblioteca liceale, come sembra si intenda fare. Togliere la Chelliana dall'insostenibile situazione attuale é l'unica cosa che importa a chi abbia interesse non a riempire pagine di polemiche politico-partitiche, ma a vedere rinata una biblioteca degna di una città capoluogo.  Quanto a palazzo Ricasoli, o si esca dalle "dicerie" sul fallimento del progetto, che ha attraversato almeno quattro amministrazioni, con chiarezza, o si guardi al futuro. Quanto all'etichetta di "straniero" a Bonifazi, è la misura delle rozzezze di un momento politico che si spera transitorio, ricordando che è lo stesso in cui un uomo "abbronzato" ha conquistato la Casa Bianca.

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